Benvenuti a Terra Madre

Come ogni due anni arrivano i nostri grandi eventi. Arriva il Salone del Gusto, e arriva Terra Madre, alla sua settima edizione.

di Carlo Petrini

Era il 2004 quando le parole “Terra Madre” hanno cominciato a farsi strada nel nostro vocabolario comune, insieme ai primi tentativi da parte nostra di delineare un concetto che, per quanto intuitivo, rimane pur sempre difficile da comprendere quando non viene vissuto.
Alla vigilia della prima cerimonia di apertura, a Palazzo del Lavoro, ricordo un comune senso di paura dell’ignoto misto al timore di aver messo insieme un progetto troppo ambizioso, di aver fatto il passo più lungo della gamba. Eravamo stanchi e nulla sembrava sotto controllo, davanti a noi c’erano oltre cinquemila sedie vuote che aspettavano l’arrivo di coloro che sarebbero diventati a pieno titolo la linfa pulsante del movimento.
Dopo quell’ottobre del 2004 non è stato più possibile ignorare come le comunità del cibo fossero il vero valore da difendere. Non è stato più possibile trascurare le persone che le compongono perché ne abbiamo abbracciato i delegati e li abbiamo e guardati negli occhi, spaesati e felici. È stato un passo fondamentale per capire, vivendolo, il valore dello scambio. Non che la teoria non ci fosse chiara: l’attività di Slow Food Internazionale era di fatto già ben radicata in molte parti del mondo, ma lo spettacolo del quale abbiamo avuto la fortuna di essere testimoni in prima persona non ci permetterà di scordarla mai più.

È impossibile, infatti, dimenticare quanta vita abbiano in comune i Sami svedesi con i Masai del Kenya, impossibile dimenticare la gioia di chi comunica senza parlare la stessa lingua.
È proprio guardando negli occhi di questi delegati, testimoni della realtà ai confini del pianeta, che abbiamo sentito muoversi nel profondo del cuore la necessità di tutelare una gastronomia che fosse sì diritto al piacere, ma che fosse innanzitutto diritto alla diversità, diritto a vivere a pieno secondo la propria cultura, diritto a essere legittimati in quanto realtà produttiva e non solo come residuato folkloristico di un tempo che fu.
La comunità che include tutti, compresi tutti noi co-produttori, la comunità che è valore di per sé, la comunità di destino: era lì che si sarebbero dovuti concretizzare i nostri sforzi, era a partire da lì che avremmo codificato un nuovo concetto di qualità, quello che l’anno successivo, nel 2005, avremmo sintetizzato nello slogan “Buono, Pulito e Giusto” che oggi accomuna e mette d’accordo tutti coloro che si occupano di gastronomia in senso ampio.

Da quel lontano 2004 questo coloratissimo convoglio non si è più fermato, e Terra Madre si è arricchita continuamente di nuovi stimoli, di nuove sfaccettature e di nuovi germogli.
Oltre alle molteplici iniziative relative a edizioni di Terra Madre regionali e nazionali, nel 2011 abbiamo visto arrivare in Svezia il primo Terra Madre totalmente dedicato alle comunità indigene, che portava alla ribalta un’umanità sconosciuta ai più che si riuniva per discutere del proprio diritto alla terra, e che probabilmente ha cominciato a sentirsi meno sola.
Nel 2012, poi, ci fu un ulteriore passo avanti: da quell’edizione, infatti, il Salone del Gusto e Terra Madre non sarebbero più stati due eventi separati, e i visitatori avrebbero finalmente avuto la possibilità di entrare in contatto con coloro senza i quali neanche la prestigiosa fiera del Salone del Gusto potrebbe esistere. Nel 2015 invece, oltre a ripetere l’esperienza di Terra Madre Indigeni, abbiamo visto aggiungersi un altro capitolo prezioso, quello di Terra Madre Giovani “We Feed the Planet”, dedicato ai giovani contadini che hanno creduto che da un rapporto consapevole con la propria terra potesse nascere una vera alternativa di futuro.
Durante questo percorso sono tante le lezioni che abbiamo imparato e assimilato, e che lentamente ma continuativamente hanno ridefinito e continueranno a dare forma al nostro essere.
Adesso Terra Madre si prepara al “sorpasso”. Da quest’anno, infatti, il grande evento biennale si chiamerà Terra Madre e Salone del Gusto, e questo con il chiaro obiettivo di sottolinearne l’importanza. Non si tratta di una semplice innovazione formale, quanto di una sostanziale: chi siamo noi, se non quelli che devono continuare a far sì che queste persone abbiano una voce e una rappresentanza? Chi siamo noi, se non individuiamo nei prodotti di questa umanità un valore culturale, ambientale e sociale unico?
L’evento Terra Madre avviene ogni due anni, ma la rete è viva sul proprio territorio ogni giorno, resiliente e resistente: le comunità e i produttori sono la nostra anima e la nostra identità, e sempre di più dovranno esserlo.