Cento di questi decenni!

di Bartolomeo Maccagno

Mentre si chiude questo numero di Slow, la rivista di Slow Food, nel prato di fronte all’ingresso dell’Università di Scienze Gastronomiche è stata installata una grande giostra sfarzosa, con i suoi cavalli e le sue carrozze decorate. È il segno che inizieranno le celebrazioni del decennale dell’Università: otto giorni ricchi di eventi e incontri, per festeggiare quest’avventura intellettuale lanciata nel 2004 da Carlo Petrini e un piccolo gruppo di docenti, che sta continuando a cambiare e innovare il concetto stesso di gastronomia. Intanto, Pollenzo e Bra sono diventate una comunità di studenti, professori, ricercatori e staff che si uniscono agli abitanti, per formare un interessante gruppo sociale, che studia, pensa e agisce secondo i dettami del “buono, pulito e giusto”. Proprio al senso di comunità, e all’idea di nuova gastronomia, è dedicato il programma dei festeggiamenti, di cui daremo conto meglio sul prossimo numero, visto che i tempi redazionali ci impediscono una cronaca completa. Ma possiamo anticipare che si è iniziato, dopo l’apertura formale delle celebrazioni nella notte del venerdì sera, con un Eat-in (tradotto in piemontese purté-sina, “portarsi cena”), la formula festosa e informale che i giovani di Slow Food in tutto il mondo – studenti di Pollenzo compresi – adottano per i loro momenti conviviali, di condivisione del cibo e di sensibilizzazione sulle tematiche alimentari più scottanti.

La settimana poi si è snodata con un mercato contadino la domenica, attività per bambini, spettacoli, musica e proiezioni che hanno cadenzato ogni giorno; assieme a conferenze sul Manifesto di Pollenzo (un nuovo concetto di qualità alimentare quasi completamente misurabile), sulla ricerca che si fa in Università, un seminario di Antropologia del cibo, degustazioni alla Banca del Vino, ospiti importanti (come don Ciotti e Philippe Daverio) a dialogare con Carlo Petrini, presentazioni di libri come la riedizione della Fisiologia del gusto di Jean-Anthelme Brillat-Savarin a cura di Slow Food Editore e con la presenza dell’autrice di una nuova prefazione, Simonetta Agnello Hornby. C’è stata anche l’inaugurazione della Scuola di cucina di Pollenzo, che raccontiamo più avanti. Momento focale il conferimento della laurea honoris causa a Michel Bras, pluristellato chef francese, che da Laguiole, un piccolo paese dell’Aubrac nella Francia meridionale, ha conquistato il mondo con il suo stile culinario e la sua attenzione alle materie prime locali. Insomma, tanta carne al fuoco e festa ogni sera, con la comunità che si è formata attorno all’ateneo sempre protagonista, attiva e affettiva.

Tra tutti gli eventi ce n’è uno che possiamo tranquillamente raccontarvi prima che accada e che però quando avrete tra le mani questa rivista sarà già accaduto. È una sorpresa che l’Università di Scienze Gastronomiche e Slow Food (attraverso i tipi dell’Editore) hanno voluto fare a Carlo Petrini in occasione del suo sessantacinquesimo compleanno, che è caduto pochi giorni dopo le celebrazioni per il decennale, il 22 giugno. Un liber amicorum, come si fa con i grandi pensatori e intellettuali, scritto da ventisei amici, compagni di avventura, persone che hanno condotto un pezzo di strada con Petrini o ne hanno incrociato i passi. Un regalo che si intitola La coscienza del cibo e che abbiamo consegnato a Petrini durante l’Eat-in del sabato sera, e assieme ad alcuni degli autori dell’opera, come Roberto Vecchioni, Massimo Montanari, Oscar Farinetti, Gustavo Zagrebelsky…
Un regalo che potete anche farvi voi, visto che il libro è in vendita.
La coscienza del cibo raccoglie gli scritti di alcuni che rappresentano soltanto un campione dell’umanità che avrebbe potuto scrivere per Petrini. Dall’artista all’accademico, dal giornalista al religioso, il mondo di Carlin ha incrociato un’infinità di altri mondi, e il suo pensiero ne ha tanto guadagnato quanto ha lasciato in dote ovunque sia stato condiviso. Il libro è un modesto tributo – non il primo, sicuramente non l’ultimo – al pensiero di un intellettuale unico e originale, una persona che ha realizzato cose che sembravano impossibili. Vogliamo anticiparvi un piccolo estratto dello scritto più originale, a firma di colei che tra i suoi amici è sicuramente il personaggio più inconsueto. È la Chiocciola di Slow Food che parla e scrive, a nome di tutti quelli che non hanno potuto contribuire ma che al Presidente vogliono bene o ne rispettano profondamente il pensiero. Trovate la lettera nelle due pagine seguenti.