Chi sono gli eroi del futuro

di Andrea Cascioli

Come ha ricordato
l’economista Raj Patel
dal palco di Superstudio
Più, Terra Madre
Giovani ha soprattutto
contribuito a spazzare
via i più radicati
pregiudizi contro la
campagna e i contadini

«Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile »: in questa esortazione di san Francesco, ripresa da Carlo Petrini nella guida alla lettura della Laudato si’, c’è qualcosa dello spirito che ha animato Terra Madre Giovani–We Feed the Planet. Il piccolo gruppo che ha lavorato nei mesi scorsi alla realizzazione dell’evento ha tracciato un sentiero in una terra inesplorata, trovandosi a risolvere di volta in volta le incognite che ogni “prima assoluta” porta con sé. Lavoro ripagato da un successo che va molto al di là dei numeri, quelli dei duemilacinquecento partecipanti da 120 Paesi, dei millecento posti letto messi a disposizione da istituzioni, enti e famiglie milanesi per i nostri delegati, degli oltre 300 000 euro raccolti con il crowdfunding o delle testate italiane e straniere, più di trecento sui vari media, che hanno seguito i quattro giorni della manifestazione. Le sfide da vincere erano molte: non si trattava soltanto di riempire di contenuti il circo globale di Expo, o di chiamare a raccolta la rete giovanile di Slow Food per il suo primo appuntamento internazionale. Come ha ricordato l’economista Raj Patel dal palco di Superstudio Più, Terra Madre Giovani ha soprattutto contribuito a spazzare via i più radicati pregiudizi contro la campagna e i contadini. A Milano si è radunato sotto l’insegna della Chiocciola il meglio dell’agricoltura di domani: giovani preparati, consapevoli, entusiasti, lontani dall’idea che la cura della terra sia un mestiere destinato a tramontare assieme alle vecchie generazioni o a confinarsi nel limbo delle professioni più dequalificate e marginali. Anche per chi ha seguito l’intera preparazione dell’evento, la scoperta delle incredibili storie celate dietro ai volti di Terra Madre Giovani è stata una sorpresa continua: c’è chi costruisce impianti a energia solare per realizzare popcorn “a impatto zero” a New York, chi affianca all’attività di pubblicitaria quella di apicoltrice in Austria, chi ha lasciato un impiego da assistente universitario in Sri Lanka per contribuire allo sviluppo agricolo delle regioni Tamil devastate dalla guerra. Dagli urban farmers agli indigeni dell’Amazzonia, quello degli “agricoltori 2.0” nella città dell’Expo è stato molto più di un bazar di vestiti e copricapi dai mille colori. L’energia delle ragazze e dei ragazzi arrivati da ogni angolo del mondo si legge fin dal primo giorno sui volti di chi assiste al discorso inaugurale di Carlo Petrini: «Quando è nata l’idea di Terra Madre – ricorda il fondatore di Slow Food – molti di voi erano bambini. Ma oggi voi siete la testimonianza che questa idea andrà avanti per tanto, tanto tempo». I relatori non hanno mancato di coinvolgere, appassionare, a tratti perfino infiammare le platee, come ha fatto Raj Patel invitando il pubblico a un “We Feed the Planet!” collettivo, prima di lanciarsi in una documentata accusa del sistema alimentare. La chef Alice Waters si è spinta ad affermare che «il cibo industriale, il fast food sono un affronto alla democrazia», mentre per il teorico della decrescita Serge Latouche «iniziative come Terra Madre Giovani rappresentano la resistenza alla società dei consumi». Dal procuratore antimafia Nicola Gratteri è arrivato invece un messaggio dirompente sulla «debolezza dell’Unione Europea e dell’Onu» nel regolare il mercato agroalimentare, stroncando il fenomeno del caporalato. I veri protagonisti però sono stati gli “eroi del futuro”, i delegati che hanno animato gli incontri regionali e i tanti capannelli improvvisati dove si sono strette nuove amicizie e ci si è confrontati su idee e progetti.


La marcia dei
duemilacinquecento
lungo il Decumano,
senza dubbio
il momento
più emozionante
dell’evento, ha segnato
la degna conclusione
di quattro giorni difficili
da dimenticare

Tra quelli emersi dall’hackathon (la “maratona di idee” tenutasi il penultimo giorno) i più gettonati sono stati Radish, un servizio di e-commerce per la spesa virtuale tra i banchi del mercato, e Indie farmer, una sorta di “Airbnb contadino” attraverso il quale si possono organizzare visite ed eventi nelle fattorie. L’ultimo atto della grande festa di Terra Madre Giovani non poteva che essere a Expo, per portare nel cuore della più grande manifestazione sul cibo la voce di quei produttori di piccola scala che contribuiscono per il 70% a sfamare il pianeta. «Mai nella mia vita ho provato il senso e la forza di un’energia così straordinaria come in questa riunione » confessa Petrini nel corso della cerimonia di chiusura, alla quale hanno preso parte anche i ministri Gentiloni e Martina, il sindaco di Milano Pisapia e il commissario di Expo Sala. La marcia dei duemilacinquecento lungo il Decumano, senza dubbio il momento più emozionante dell’evento, ha segnato la degna conclusione di quattro giorni difficili da dimenticare. Con Terra Madre Giovani si è chiusa una pagina importante, ma il confronto sul futuro dell’alimentazione nel nostro pianeta è appena incominciato: siamo sicuri che chi ha preso parte a questa esperienza abbia tutti gli strumenti per contribuirvi.