Conservazione e fruizione dei beni comuni:

difesa della biodiversità e sostenibilità economico aziendale, un connubio scientificamente possibile

di Valter Cantino, Damiano Cortese e Mariangela Longo

Il concetto di patrimonio come bene comune o common deriva dal latino communis e risale al Medioevo, quando si riferiva a un accordo relativo alla gestione collettiva delle risorse naturali come per esempio le foreste o i pascoli che circondavano i villaggi. Il dilemma attuale che dobbiamo affrontare su un piano sociale consiste nella presa di coscienza del rischio di estinzione del bene comune, non più tutelato dalle regole di fruizione stabilite dalla comunità,  e di conseguenza usato e abusato da riders senza i limiti che ne consentivano la conservazione e il mantenimento nel tempo.

Affrontare il tema dal punto di vista economico aziendale significa cogliere e valorizzare la relazione tra l’utilizzo del patrimonio naturale, che è difeso e mantenuto dalla collettività, e il miglioramento delle condizioni di benessere economico delle attività aziendali, spesso non più inserite all’interno della comunità stessa, che usano e sfruttano economicamente lo stesso patrimonio comune senza contribuire al suo mantenimento.

La dimostrazione del beneficio economico privato e la sua quantificazione per definire un criterio di contribuzione alla conservazione del common anche da parte dei privati sono il punto di partenza della ricerca che abbiamo condotto sulla gestione della Riserva Marina Protetta dello Stato di Torre Guaceto, che è stata istituita il 4 febbraio 2000 grazie al sostegno e all’impegno delle sezioni locali di Slow Food e del Wwf e dimostra la relazione economica tra fruizione e conservazione del patrimonio. Seguono, in sintesi i passaggi chiave della ricerca e le evidenze emerse.

Il ruolo della Comunità locale per l’identificazione e la difesa del bene comune

La comunità locale si è fatta parte attiva con il Ministero, attraverso le citate associazioni, ribadendo in modo scientificamente documentato e socialmente determinato la necessità di proteggere dal deterioramento l’ambiente marino. Gli organi competenti si convinsero della bontà del progetto e si ottenne la protezione del bene comune, ovvero l’istituzione del “veicolo di conservazione” cioè l’Area Marina Protetta (Amp). La costituzione dell’Amp portò a definire nuove regole per l’utilizzo del common, che non furono immediatamente condivise e accettate da alcune parti della comunità locale a cui non era chiara la prospettiva strategica del recupero ambientale dell’area. In particolare, la comunità dei pescatori osteggiò il divieto di pesca protratto per cinque anni, una delle condizioni essenziali per monitorare il recupero della biodiversità (Boero et al., 2005).

Il degrado ambientale condiziona il degrado sociale ed economico

Il declino ambientale aveva causato un effetto negativo anche dal punto di vista produttivo, ovvero la riduzione della redditività per i pescatori stessi e per gli altri operatori economici, come i gestori degli stabilimenti balneari, i ristoratori, gli albergatori e i commercianti che operavano nell’area.

La difesa e la conservazione del patrimonio ambientale riattiva la biodiversità economica

Nell’arco di cinque anni (2005) l’interruzione della pesca portò a ripristinare lo stock ittico (Guidetti P. et al., 2008; Di Franco et al., 2009) e a definire un nuovo protocollo di attività (Claudet e Guidetti, 2010) e di co-management (Guidetti et al., Guidetti e Claudet, 2010; Wyborn, 2015), questa volta spiegato e condiviso con i pescatori locali (Ostrom, 2006), rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso. L’incremento della quantità di pesce ha avuto un riflesso immediato ed evidente sulla redditività delle barche che avevano il diritto di pescare all’interno della riserva, nello specifico:

– l’aumento della dimensione e della quantità del pesce catturato per singola pescata;

– la conservazione della biodiversità e il rispristino delle condizioni ambientali perdute ha generato implicitamente l’aumento del valore (Porter, 2004; Valdani, 2011) percepito in termini di qualità e quindi del prezzo unitario del pesce.

La misurazione del vantaggio economico – aziendale della fruizione del patrimonio comune

Per dimostrare il vantaggio economico abbiamo usato come unità di misura il numero di persone che sono mantenute in modo diretto, indiretto e indotto dall’Area Marina Protetta. Nello specifico, il vantaggio diretto per i pescatori si può dimisurare in questo modo: il pescato di quattro giorni nella sezione dell’Amp in cui era consentito pescare (identificata con la lettera “C”) equivaleva mediamente a un intero mese di lavoro all’esterno della stessa area. Il ripristino della biodiversità aveva dunque protetto un’altra biodiversità a rischio, ovvero quella delle attività economiche della zona strettamente correlate alla presenza della biomassa (il pesce). Per tale via, si è cominciato a ripristinare e concretamente realizzare il principio di portata universale del buono, pulito e giusto. La sintesi del percorso di sostenibilità economico-aziendale mette in luce come la redditività del pescatore – non più garantita, per via della condizione biologica a rischio – venga riportata a una condizione sostenibile grazie all’investimento in protezione della biodiversità, cioè l’istituzione e il mantenimento della Riserva statale. Il costo per la comunità può essere stimato in 13,5 dipendenti dell’Amp, che vi lavorano a tempo pieno per la protezione del common. L’esercizio che abbiamo fatto è stato quello di misurare quanti nuovi posti di lavoro si siano creati attraverso l’utilizzo economico del common, che generano quindi benefici diretti, benefici indiretti e benefici indotti.

La misurazione dei benefici diretti

Come effetto diretto della tutela e conservazione del patrimonio ittico (il common), si è passati da cinque pescatori presenti all’inizio della sperimentazione a un totale di dodici.

La misurazioni dei benefici indiretti

L’effetto indiretto si riferisce ad attività che si sono sviluppate nell’Amp e coordinate dalla stessa, come la gestione della spiaggia, il chiosco di ristoro e il parcheggio che, in totale, hanno generato otto posti di lavoro calcolati su base annua.

La misurazione dei benefici indotti

L’effetto indotto, in questa prima fase della ricerca, non è stato stimato, ma si intuisce che l’impatto, in termini di posti di lavoro e di valore generato all’interno della sfera di influenza dell’area, è sicuramente significativo; una prima valutazione che si è tentata è quella dell’incremento delle attività connesse al turismo ricavata dal registro imprese nel perimetro di influenza dell’Amp. Tra queste si ricorda la costituzione del Presidio del pomodoro fiaschetto, elemento naturale e locale di nuova economia.

Considerazioni sulla sostenibilità dei beni comuni

La ricerca ha dimostrato che l’investimento collettivo (il costo dei 13,5 dipendenti dell’Amp), sul piano sociale ha generato benefici diretti (sette nuovi pescatori) e benefici indiretti (otto persone mantenute dalla gestione della spiaggia, del chiosco e del parcheggio) superiori all’investimento sostenuto dalla collettività; allo stadio attuale della ricerca non sono ancora considerati i benefici indotti (per esempio l’incremento delle persone mantenute nel perimetro di efficacia dell’Amp da altri stabilimenti balneari, ristoranti, esercizi commerciali…), che rendono ancora più evidente il risultato sociale del progetto.

Il prossimo traguardo che ci poniamo, dal punto di vista scientifico, è la sperimentazione di uno strumento di gestione capace di bilanciare l’equilibrio economico collettivo/individuale connesso alla conservazione/fruizione del patrimonio ambientale che possa orientare la politica a quantificare il contributo solidale tra individuo e collettività, per trovare maggiori risorse a sostegno di progetti di conservazione dei beni comuni sorretti da modelli di fruizione/conservazione privati.

In sintesi, si intende trovare un modello condiviso di “restituzione” alla comunità dei benefici individuali che il common genera. La prossima applicazione che studieremo coinvolgerà alcuni Presidi che la nostra associazione ha “conservato” e che sono fruiti con evidenti benefici collettivi e individuali.