Cultura del vino italiano

un nuovo master all’Università di Pollenzo rivoluziona il modo di fare formazione sul vino

di Michele A. Fino

Per imparare la cultura del vino italiano bisogna sporcarsi le mani: in
vigna e in cantina. Ma è anche necessario conoscere in profondità i
territori, soprattutto attraverso le loro espressioni culturali, artistiche e
sociali. Un altro sforzo olistico si compie all’Università di Scienze
Gastronomiche, per dare la più piena dignità al vino italiano.

A dieci anni dalla sua fondazione, l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche non è stanca di innovare il panorama dell’alta formazione, a livello italiano e internazionale. Per questo, è stato messo a punto l’ambizioso programma del primo master in Cultura del vino italiano. Fedele alla propria genesi, che sulla scorta dell’insegnamento di Jean-Anthelme Brilliat-Savarin prese le mosse dalla felice sintesi dei saperi che riguardano il cibo e gli individui che lo producono e consumano, Pollenzo rilancia nel campo del vino con una proposta dal forte carattere originale, all’insegna di un corso che integra tecnica e cultura come mai prima d’ora è avvenuto in Italia.

L’Italia, l’antica Enotria tellus, ha legato storicamente il proprio nome alla produzione del vino, come la formulazione latina e già i classici attestavano, da Columella a Plinio. Un’ininterrotta tradizione, moltiplicata in varietà grazie alla tormentata storia politica patria, ci ha lasciato in eredità una ricchezza ampelografica senza pari, tra i Paesi leader mondiali a livello di quote di produzione. E questo senza soffermarsi su altri primati frutto delle vicende del passato: centinaia di varietà autoctone e decine di modelli di allevamento, tecniche enologiche che coprono tutta la gamma dei vini pensabili; poco meno di cinquanta milioni di ettolitri prodotti ogni anno; un consumo pro capite di vino che resta statisticamente tra i maggiori del pianeta (oltre il 70% di coloro che consumano alcolici in Italia lo fanno bevendo vino), anche in virtù della piena cittadinanza del vino nella dieta mediterranea.

In questo panorama che, nonostante la crisi, vede la bevanda prodotta a partire dall’uva impegnata a svolgere un ruolo cruciale per l’economia nazionale, è emersa, come hanno ben argomentato alcuni tra i più grandi e illuminati produttori del Bel Paese, una lacuna che necessitava di essere colmata. Molto spesso, infatti, le informazioni che vengono offerte a corredo del vino, riguardanti il territorio e la nazione in cui esso nasce, sono banali, superficiali, incapaci di restituire con profondità il rapporto, viceversa biunivoco e determinante, tra terroir vitivinicolo, società, storia, arte e filosofia. In sintesi, ciò che è apparso come mancante nel contesto delle proposte formative di livello accademico è stata la trasmissione della cultura del vino, considerata con lo spirito olistico che possa restituire al nettare protagonista la giusta collocazione in un contesto sociale e di pensiero; che ricomponga la frattura tra esso e la storia del nostro Paese; che rinunci alla vulgata, fatta di informazioni fruste e spesso imprecise, per costruire finalmente un’idea a tutto tondo del vino italiano.

Il fine è ambizioso, il piano di studi, conseguentemente, non è da meno. Enologia, geologia e geografia del terroir accompagneranno analisi sensoriale, chimica e botanica nella costruzione di un bagaglio di competenze cruciali per comprendere l’ambiente della vigna e il prodotto che ne deriva. Ma l’impronta pollentina si manifesterà proprio nello specifico contenuto di queste che potrebbero apparire come materie classiche, per chi voglia occuparsi di vino: testimoni diretti di scelte enologiche assai distanti fra loro, agronomi occupati da anni a sviluppare modalità originali di cura e gestione del vigneto, botanici ed ecologi impegnati nel tracciare vie nuove per il rapporto uomo-pianta, porteranno gli studenti nel vivo dello stato dell’arte. Archeologia, storia e filologia, letteratura e filosofia, diritto ed economia completeranno l’analisi del fenomeno vino come elemento culturale prima ancora che gastronomico, come protagonista della formazione del pensiero non solo intorno all’alimentazione, bensì intorno alla stessa società italiana attraverso le diverse epoche. Si ricomporrà così il legame tra una bevanda unica per la vicenda di cui è stata protagonista nella nostra penisola e le vicende politiche e artistiche che l’hanno contraddistinta dall’antichità e fino a tempi assai prossimi a noi. Lo sforzo olistico, indirizzato a ripensare il vino come fenomeno globale, irriducibile ai compartimenti stagni di diverse discipline, segnerà lo schema delle lezioni e sarà reso più evidente dall’interazione con il lavoro della vigna e delle cantina: ogni due-tre settimane tutta la classe uscirà dall’aula per partecipare ai lavori con alcuni dei più grandi produttori piemontesi. Dalla potatura al diradamento, dalla vendemmia alla vinificazione: la teoria sarà con regolarità sposata alla prassi. Proprio per questo il corso partirà a gennaio 2015 per concludersi a dicembre, seguendo le fasi naturali della produzione. Completerà il quadro un ricco programma di viaggi didattici, fiore all’occhiello della didattica esperienziale e innovativa dell’Unisg, alla scoperta dei più significativi areali produttivi del nostro Paese.

Titolo: master in Cultura del Vino Italiano
Qualificazione: master di primo livello
Numero di crediti formativi universitari: 90
Titolo di studio richiesto per l’iscrizione:
laurea di primo livello o laurea a ciclo unico
Numero massimo programmato di iscritti: 25
Numero minimo di iscritti per la partenza del corso: 15
Lingua di erogazione delle lezioni: italiano
Sede delle lezioni: Unisg – Pollenzo
Per informazioni circa calendario, orari e rette:
www.unisg.it