Due comunità

di Antonio Attorre e Alessia Consorti

Non superano i 12 metri di lunghezza le barche che ogni mattina escono in mare nel tratto di costa picena compreso tra San Benedetto del Tronto a Porto Sant’Elpidio (una quarantina di chilometri), con a bordo non più di due pescatori. Tecnicamente si chiamano sottostazza, queste imbarcazioni che non si allontanano oltre le tre miglia dalla costa per sistemare i propri attrezzi da posta: retine, cerchi, nasse e cogolli. Si tratta per lo più di un’attività a carattere familiare, talvolta integrativa del reddito ma più frequentemente principale fonte di sostentamento, praticata utilizzando tecniche e metodi di cattura a basso impatto ambientale, nel rispetto delle diverse fasi stagionali del mare e con il miglior sistema di conservazione possibile, se pensiamo che escono e tornano a riva in giornata: niente ghiaccio, ma esclusivamente acqua marina.

La fragranza del gusto, naturalmente, è considerata insuperabile da chi sa apprezzare questi modesti ma impagabili frutti della piccola pesca artigianale, che garantisce un approvvigionamento giornaliero basato sulla variabilità dell’ecosistema tipico dei mari piccoli e chiusi e su un calendario marino che distingue alcune principali fasi stagionali: principalmente lumachine di mare e cefali per il periodo invernale; ora che è primavera seppie, mormore, cicale di mare, ancora lumachine di mare e triglie; sogliole, mazzoline (gallinelle), cicale di mare e qualche volta anche dei rombetti in estate e autunno.

Slow Food ha voluto valorizzare le peculiarità ecocompatibili e culturali della piccola pesca artigianale con la costituzione, nel 2007, della comunità della nassa e della retina, sviluppando anche un rapporto di collaborazione con il Cogepa (Consorzio di gestione, indirizzo e coordinamento tra le imprese della piccola pesca), prima realtà a recepire in Italia la legge Cee varata nel 2001 a tutela di questo settore.

Convinti che al rispetto delle compatibilità ambientali, e dunque alla necessità comunque ineludibile della riduzione dello sforzo di pesca, alla creazione di zone chiuse alla pesca e alla protezione delle aree di ripopolamento dalla minaccia di tecniche distruttive, è legato il proprio futuro, questi pescatori si sono dati un codice di autoregolamentazione per limitare lo sforzo di pesca, hanno individuato al centro del compartimento alcune barriere artificiali sommerse per il ripopolamento della fauna ittica al riparo dallo strascico abusivo, e hanno realizzato delle microstrutture per la vendita diretta, tutte a norma e senza incremento dei prezzi, in ciascuna delle località comprese nell’area: Grottammare, Cupra, Pedaso, Porto San Giorgio, Lido di Fermo, Porto Sant’Elpidio.

Ci piace ricordare il ruolo trainante svolto, nel Consorzio, dall’indimenticato dottor Ovidio Picciotti che l’ha presieduto (oggi alla guida c’è suo figlio Giovanni) e in qualche modo preso per mano, e ci piace segnalare alcuni progetti già realizzati insieme al team di Blu Marine Service, come quello per la reintroduzione della lumachina di mare e la conservazione delle uova di seppie, o comunque avviati: la ricerca di materiali innovativi ed ecosostenibili (il Polipla, un biopolimero ottenuto dall’amido di mais) per sostituire gli imballaggi di polistirolo espanso, altamente inquinanti, progetto che vede alleati anche il Comune di San Benedetto e l’Università di Camerino. Particolarmente interessanti, a proposito, gli studi che l’Università stessa sta conducendo, secondo i quali il pesce di sottocosta presenterebbe caratteristiche di salubrità maggiori rispetto a quello di altura, perché sostanzialmente vegetariano: si alimenterebbe cioè di alghe più che di altri pesci, riducendo la percentuale di mercurio nel proprio organismo.

Come comunità del cibo abbiamo in programma di sviluppare proposte che diano risalto al valore e all’offerta della piccola pesca, anche in chiave di proposte turistiche innovative: un’occasione sarà quella de “La lingua della gola”, che avrà luogo a Grottammare l’8 maggio prossimo, e poi durante l’estate a San Benedetto del Tronto, ogni mercoledì del periodo estivo, verrà realizzato un Laboratorio del Gusto dedicato ai bambini, per far conoscere la comunità, il mare e il pesce locale. In entrambi i casi i nostri progetti incrociano altri soggetti e prodotti, dagli operatori del’ospitalità ai ristoratori, da tradizioni quali il brodetto di pesce al singolare pesce secco (Marenà, altro progetto di Blu Marine Service).

Slow Food ha voluto valorizzare le peculiarità ecocompatibili e culturali della piccola pesca artigianale con la costituzione della comunità della nassa e della retina

A proposito di reti collaborative tra pescatori, ristoratori, residenti, va considerato un vero modello progettuale, e non solo per il territorio marchigiano, quello che troviamo risalendo la costa verso nord, nell’area del Parco del Conero.

A Portonovo, indubbiamente una delle più belle località dell’Adriatico, anni fa è stato realizzato un Presidio Slow Food a tutela del mosciolo selvatico. Proprio attorno al mosciolo, oltre mezzo secolo fa, si iniziò a costruire una rete informale che partiva dai pescatori stessi, orientati a valorizzare quella vocazione locale e a tradurla in un’offerta di ristorazione identitaria. Alcune foto, care ai pionieri di quelle stagioni aurorali per il turismo di Portonovo, ritraggono pescatori e cuoche attorno a una testimonial marchigianissima quale Virna Lisi, nei primi anni Sessanta, e stanno a testimoniare come quell’intuizione seppe tradursi in successo e in valore economico tutt’altro che trascurabile per il territorio.

Alcuni decenni dopo, con il fisiologico ricambio generazionale dell’assetto originario, possiamo dire che quel modello ha saputo confrontarsi con la modernità e non solo nella professionalizzazione e nella realizzazione di un’offerta ristorativa quanto mai articolata e qualitativa, ma anche per sensibilità ambientale e crescita culturale: la collaborazione tra il Presidio Slow Food, il Consorzio di ristoratori e albergatori e la Cooperativa pescatori testimonia un modello di network efficiente e progettuale, che sa guardare al futuro conservando uno spirito conviviale e amichevole non senza un monitoraggio specifico e puntuale sulle tematiche ambientali. Non a caso il mese di giugno, in cui si rinnova l’appuntamento annuale di Mosciolando, associa a Laboratori del Gusto e a momenti di festa legati a tradizioni locali, riflessioni scientificamente mirate in collaborazione con l’Università di Ancona. Portonovo ha arricchito la sua fisionomia e il suo campo d’azione con la costituzione della comunità del cibo della piccola pesca: seppie, roscioli, mugelle, merluzzetti, sgombri, mormore e moscioli, ovvero le specificità ittiche locali sono minacciate dal mancato rispetto di misure che mantengano inalterato l’equilibrio tra quantitativo pescato e capacità di riproduzione. Tutti sanno, per esempio, che per la riproduzione dei moscioli sono una vera iattura le turbosoffianti delle vongolare, assai presenti nella costa marchigiana: al necessario e rigoroso lavoro di filiera che garantisce la tracciabilità del prodotto, è indispensabile affiancare la vigilanza della comunità contro chi ne minacci la sopravvivenza stessa.