Expo dopo Expo

di Lorenzo Berlendis

Expo ha chiuso i battenti. La valutazione di quello che l’Esposizione avrà lasciato nelle abitudini individuali e nella coscienza collettiva vorrà tempi e modi congrui. Noi vorremmo ricostruire il senso di questa formidabile occasione planetaria a partire dalla restituzione delle complesse ed eterogenee realtà a cui abbiamo dato voce. Il nostro padiglione era un angolo quieto, accogliente e familiare che ha fatto sentire a proprio agio chi ci è venuto a trovare o si è trovato per caso a passeggiare tra le vasche dell’orto, a sfogliare le tavole del percorso sulla biodiversità, a sedere sulle panche durante questa o quella conferenza. Nel nostro Theater abbiamo ospitato centinaia di esperienze messe in atto dalle nostre comunità in ogni angolo del globo. In più di 700 eventi, agricoltori, allevatori, contadini, pescatori, pastori, chef, ricercatori, artigiani del cibo sono venuti a raccontarci come operano, ogni santo giorno, per fornirci il cibo quotidiano. Decine e decine di soggetti pubblici, istituzioni, associazioni sono venute a confrontarsi con noi. Migliaia di studenti e visitatori hanno apprezzato il nostro percorso educativo, i nostri pensieri, le nostre parole: venivano da noi a cercare il senso vero di questa manifestazione e lì lo hanno trovato, lì hanno avuto l’occasione di contribuire a costruirlo, anche con i migliaia di messaggi lasciati sull’albero della biodiversità. Di tutto quel che è stato, di quegli attori delle filiere agroalimentari che sono venuti a raccontare e raccontarsi vorremo tenere compiuta memoria.


Migliaia di studenti e visitatori hanno apprezzato
il nostro percorso educativo,
i nostri pensieri, le nostre parole

Ci eravamo ripromessi, in apertura di Expo, di tenere un “libro di bordo”. Ogni giorno abbiamo pubblicato sui siti traccia del padilinsesto. Abbiamo registrazioni, materiali sonori, foto, relazioni, documenti, presentazioni che non vogliamo disperdere, che intendiamo rendere disponibili per la nostra rete. Difficile scegliere quali esempi citare nella messe di conferenze e presentazioni ugualmente significative: — il primo incontro nazionale degli Uomini di mais, i custodi di libertà di cui si narra in questo stesso numero;
— la presentazione del docu-film I cavalieri della laguna, con l’appassionata testimonianza di due pescatori di Orbetello, reduci dal disastro ambientale che ha colpito la comunità nello scorso luglio;
— la marcia dei 100 cuochi venuti da tutto il mondo, la visita della delegazione toscana dei cuochi dell’Alleanza, con la loro Carta etica; — la sottoscrizione del protocollo con la sezione italiana dell’Alleanza mondiale dei paesaggi terrazzati, per sviluppare azioni comuni per la mappatura e valorizzazione di territori, prodotti e comunità;
— l’ospitalità condivisa con un focus group all’interno del congresso della World Association of Agronomists;
— gli interventi di scienziati e ricercatori, da Marcello Buiatti a Pier Paolo Poggio, sui temi a noi cari;
— la condivisione con i casari, venuti da tutta Italia, dei loro meravigliosi formaggi messi in degustazione allo Slow Cheese;
— il racconto di come si stiano costituendo le filiere del cibo quotidiano nelle diverse comunità, dai Monti Lepini del Lazio ai laghi di Lombardia;
— le interviste agli alunni delle scuole che gestiscono degli Orti in condotta, le lezioni di cittadinanza attiva con cui quegli stessi ragazzi hanno intrattenuto il pubblico;
— le innumerevoli narrazioni delle comunità che fanno capo a questo o quel Presidio;
— La pacifica invasione dei ragazzi di Terra Madre Giovani. Un repertorio infinito che abbiamo il dovere di conservare nei nostri “granai”, utilizzare, diffondere.