Gli apicoltori ogiek del Kenya a Terra Madre Salone del Gusto

Dalla foresta di Mau, nella Rift Valley, Frederick Kiplangat Lesigno ci parla dell’importanza e delle difficoltà di un mestiere antichissimo

di Samson Kiiru Ngugi

Frederick Kiplangat Lesigno è un apicoltore di 46 anni della popolazione ogiek, una delle ultime comunità di cacciatori e raccoglitori nell’Africa orientale. Gli Ogiek vivono nella foresta di Mau, nella Rift Valley, in Kenya, e la loro sopravvivenza è legata da sempre alle risorse offerte dall’ambiente circostante. In attesa di poterlo incontrare a Terra Madre Salone del Gusto, lo abbiamo contattato per fargli qualche domanda; durante l’evento la sua testimonianza e quella di tutte le comunità indigene verranno rappresentate nei forum di Terra Madre e nelle conferenze, con uno specifico programma di attività aperte al pubblico e momenti di incontro riservati ai delegati, nell’Area Indigeni del parco del Valentino.

Let it Bee, lo spazio dedicato al miele, sarà invece allestito presso il Palazzo del Rettorato dell’Università di Torino.

Qual è il tuo mestiere?

«La nostra attività principale è l’apicoltura. Alcuni membri della comunità praticano l’agropastoralismo (un metodo di lavoro ibrido, che unisce agricoltura e pascolo negli stessi territori), mentre altri dipendono ancora esclusivamente dalla caccia e dalla raccolta. Questa tradizione sta lentamente scomparendo, minacciata da una deforestazione e da un’urbanizzazione sempre più incontrollate. Io stesso sono un apicoltore, un’attività ancora fondamentale per sostenere la mia famiglia, ma sono anche contadino e allevatore. Faccio parte della Community Forest Association, un gruppo che lavora a stretto contatto con la guardia forestale kenyota (Kenya Forest Service) con l’obiettivo di assicurare l’utilizzo sostenibile e la tutela delle ricchezze e della salute della foresta.»

Da quanto tempo pratichi l’apicoltura?

«Mio padre mi insegnò questo mestiere quando avevo sette anni. Andavamo insieme nella foresta e io lo assistevo durante la raccolta, la preparazione degli alveari e il loro posizionamento negli alberi di cedro. Sto facendo del mio meglio per trasmettere a mia volta questa conoscenza, sia ai miei figli sia agli altri membri della comunità, specialmente ai giovani che hanno perso il contatto con le nostre tradizioni nel corso del tempo.»

Quanto miele producete? Come lo vendete?

«Ho 50 alveari in legno costruiti secondo la tradizione, in diversi punti della foresta, per una produzione di circa 300 chilogrammi di miele all’anno. Attraverso la collaborazione con Slow Food, la rete dei produttori ecologici in Africa (Necofa), Manitese e altre realtà, abbiamo formato la Marioshoni Community Development (Macodev). Si tratta di una cooperativa che riunisce più di 300 apicoltori, e si occupa di comprare, lavorare e mettere in commercio il miele per conto di ognuno dei membri. Prima dell’esistenza della cooperativa ci limitavamo a vendere miele grezzo principalmente ai nostri vicini, ma ora abbiamo la nostra azienda e possiamo confezionare da soli il prodotto finito. Questo ci ha permesso di vendere per conto nostro nei negozi delle città di Molo e Nakuru.»

Quali sono le sfide e le difficoltà che affrontate come comunità?

«Una delle più grandi sfide che la comunità ogiek affronta ogni giorno è la deforestazione sempre più intensa per la vendita del legname e per la creazione di nuovi spazi coltivabili e di nuovi terreni su cui costruire zone residenziali. Più di un quarto della foresta Mau è stato distrutto negli ultimi anni, più di 250,000 ettari, un disastro che continua ancora oggi. Le piante locali sono gradualmente rimpiazzate da piantagioni di pini, eucalyptus e cipressi, fenomeno che dopo secoli di equilibrio con la natura mette a rischio i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare di tutti i membri della comunità. Di conseguenza molti animali e altre fonti di cibo rischiano l’estinzione, per via dell’uso di prodotti chimici, in particolare per l’agricoltura nelle terre che circondano la foresta. Questo ha un impatto diretto sulla qualità del miele, ma anche sulla salute delle api, decimando intere colonie. La scarsa conoscenza delle tecniche di apicoltura e la carenza di consapevolezza del valore e della salubrità del miele, inoltre, aggravano il problema per tutti i produttori della zona. Eppure, grazie alla collaborazione con Slow Food, alcune di queste problematiche vengono affrontate giorno dopo giorno, e prevediamo che da qui in avanti la situazione possa migliorare con il tempo.»

Quali cibi sono considerati tradizionali nella cucina degli Ogiek?


«Il miele prodotto usando le tradizionali arnie in legno rimane uno dei cibi tradizionali più importanti all’interno della comunità. Non solo è un alimento base, ma riveste un ruolo fondamentale in quasi tutti i riti culturali e sociali degli Ogiek, dalla nascita, alla circoncisione, alle cerimonie di ringraziamento e di matrimonio. È anche la principale fonte di energia e di sostentamento durante le siccità e le carestie, grazie alla sua lunga conservazione. Con il miele facciamo anche una birra, che gli anziani di ogni famiglia bevono nei momenti di incontro, per fare in modo che i saperi tradizionali siano condivisi il più possibile. Poi c’è la carne: cacciamo antilopi, iraci del Capo (piccoli roditori conosciuti anche come procavie), cinghiali e altri animali, ma la deforestazione ha ridotto moltissimo il loro numero. Infine, ovviamente, ci sono i frutti, le erbe e la verdura che raccogliamo nella foresta.»

Come mai hai scelto di partecipare a Terra Madre, e cosa ti aspetti da questa manifestazione?

«Ho lavorato con Slow Food per circa quattro anni, e ora sono uno degli apicoltori coinvolti nel Presidio del miele degli Ogiek: vengo a Terra Madre Salone del Gusto per rappresentare la mia comunità e incontrare altri apicoltori da tutto il mondo, per condividere con loro conoscenze, abilità, tecniche, tradizioni e metodi di lavoro. Mi piacerebbe poter assaggiare il loro miele, per capire meglio la diversità di questo prodotto unico. Come apicoltore credo che alcuni dei problemi che la mia comunità affronta ogni giorno siano condivisi da molti altri gruppi, e Terra Madre Salone del Gusto può aiutarci a creare una piattaforma comune, dove raccontare i problemi e individuare le soluzioni possibili.»