Il diario dei semi

Memoria Nueva

di Agostino Petroni

Licenziato in tronco. In ascensore, scendendo dagli uffici sulla Fifth Avenue del più famoso supermercato italiano a New York, ero felice. Un po’ stordito per essere stato scottato dall’ american dream, ma rilassato e leggero fantasticavo già su cosa avrei fatto. Erano mesi che girava nella mia testa l’idea di fare un qualcosa di inusuale, al di fuori dalle mie idee di carriera e di grandezza. Vivere in diverse comunità del cibo di Terra Madre, nei loro villaggi, con la loro gente. Già l’avevo in testa: un mese per comunità, abbastanza tempo per essere accettato e per imparare. Sentivo che era il momento giusto per farlo: il giorno dopo avrei compiuto 25 anni, ed ecco qui il mio regalo. Inaspettato, ma forse uno dei più grandi regali della mia vita: essere stato cacciato in malo modo perché percepito come difettoso.

Penso a quando tra vent’anni leggerò questa pagina, e sorridendo guarderò a quello che è successo dopo. Ho deciso di seguire la mia intuizione, il mio sesto senso, che con forza mi hanno urlato di partire.

Mi chiamo Agostino e sono pugliese. Sono laureato in Economia all’Università Bocconi e ora sto per finire il mio corso magistrale all’Università di Scienze Gastronomiche. Assieme ai miei amici Sava Riaskoff e Luke Namer e a mio fratello Stefano Petroni, ci stiamo preparando a un’avventura di vita: vivremo e lavoreremo per un totale di quattro mesi in quattro comunità del cibo di Terra Madre in America Latina per creare un documentario di viaggio che ne racconti la resilienza enogastronomica. Partiremo il prossimo 26 settembre. Sava l’ho conosciuto a Milano mentre studiavamo Economia nello stesso corso triennale. È stato facile diventare amici. Come in tante storie di amicizia ci siamo ritrovati a condividere la stessa casa, gli stessi amici, gli stessi viaggi e gli stessi pacchi stracolmi di cose buonissime che le mie nonne inviavano a Milano. Appena ho raccontato a Sava della mia idea, ha cambiato nel giro di qualche ora i suoi piani per il prossimo anno, ritardato la laurea in Imprenditoria Sociale all’Esade Business & Law School di Barcellona, ed è saltato a bordo.

Partire per un viaggio del genere con il proprio fratello, penso sia una delle cose più belle che succedere nella vita. Stefano studia produzioni televisive in Inghilterra a Bournemouth, e sono ormai diversi anni che con la sua grande creatività è capace di tirar fuori dei filmati belli ed emozionanti. Mentre ero a New York ho parlato con lui di questa avventura, e con lui è nata l’idea di filmare tutto e di creare un documentario. Lui sarà il direttore e il regista di tutta l’impresa filmica. Quando raccontano che New York è una città pazzesca, si pensa subito alla grandiosità dei grattacieli e a tutto quello che racchiudono. Ma in verità l’immensità della city è spiegata della gente che la vive. New York è il luogo dove si incontrano persone meravigliose, nei suoi angoli più strani. Luke l’ho conosciuto in una jamming session su un terrazzo di Brooklyn. Filmaker, uno spirito libero che insegue storie straordinarie in giro per il mondo. Che tu ti trovi in una foresta in tenda, o in un music festival del deserto, vorresti sempre l’energia e la positività di una persona come Luke accanto a te. Non è stato difficile convincerlo a unirsi all’avventura.

In questi anni Carlo Petrini mi ha sempre spinto a passare del tempo vivendo e lavorando in una di queste comunità, e ora finalmente abbiamo trovato il momento giusto per farlo. Vorremmo dare qualcosa indietro al continente latino, che nella nostra vita ci ha già dato tanto. Vorremmo raccontare le storie dei veri protettori della terra, dei sapori tradizionali, attraverso gli occhi di quattro semplici ragazzi in viaggio, partiti da una cultura e da un’impostazione ben precisa, occidentale e capitalista, che raccontino la scoperta di questi luoghi e la forza della loro resilienza. Arrivare vuoti, e non agire come giornalisti a caccia di informazioni, ma essere pronti a ricevere la cultura locale in modo silenzioso, vivendo nelle case, contribuendo giornalmente al lavoro di comunità, facendo amicizia e osservando. Vorremmo gridare al mondo che chiunque può avvicinarsi alle comunità che conservano la biodiversità del mondo, chiunque può aiutarle, e chiunque può farne parte. Il tutto per dare loro una voce, per creare consapevolezza, e per mostrare ai nostri coetanei che c’è un modo diverso di guardare al mondo e al suo futuro.

Grazie ad Andrea Amato, Chiara Davico, Valentina Bianco, Luis Fancisco Prieto del team di Slow Food Internazionale e grazie a tutta la rete di Slow Food America Latina, dopo un lavoro durato mesi, siamo entrati in contatto con le quattro comunità che ci ospiteranno durante il nostro viaggio.

A fine settembre, appena sbarcati nel continente latino, vivremo per un mese in Brasile nella zona del Cerrado, precisamente a Chapada dos Veadeiros, con la comunità Kalunga, composta da discendenti di schiavi africani scappati dalla schiavitù e rifugiati con la loro meravigliosa cultura in queste foreste. A novembre saremo ospiti in Messico di diverse comunità Maya, nella penisola dello Yucatan, seguendo le storie di resilienza di produttori di miele da api meliponas, api che sono sempre state al centro della cultura Maya. Dopodiché lavoreremo assieme ai Wayuu, nell’alta Guajira, in Colombia, coltivando un faigiolo kapeshuna, alimento alla base della dieta locale. E infine vivremo con dei produttori di cacao porcelana, rara varietà autoctona, sempre in Colombia, sulla Sierra Nevada de Santa Marta.

Per far sì che questo documentario prenda forma abbiamo dato il via a una campagna crowdfunding sulla piattaforma indiegogo.com. Abbiamo un mese per raggiungere il nostro obiettivo economico, che ci permetterà di acquistare tutta l’attrezzatura necessaria a filmare il documentario. Presenteremo ufficialmente il progetto durante Terra Madre Salone del Gusto a Torino, precisamente il 23 Settembre alle 14,30 nello spazio dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Con noi ci saranno dei rappresentanti delle comunità dove andremo a vivere, e quindi sarà un momento in cui diverse sinergie andranno a incontrarsi, prima di partire per un progetto meraviglioso.

Il prossimo anno, tornati dal Sud America, prenderemo qualche mese per dar luce al nostro elaborato finale, che poi porteremo in giro per il mondo, per scuole, per università e per diverse comunità. Il tutto per creare consapevolezza su temi importanti per la nostra Madre Terra, e per il nostro futuro come specie.

Tutti e quattro condividiamo il credo di voler esser parte di un cambiamento necessario: muoverci verso un’economia più umana e che metta i protettori della biodiversità alimentare al suo centro. Questo progetto ci lancerà verso un futuro dove lotteremo per questi ideali. Ci crediamo tanto.