Il racconto del vino torna in tv

di Camilla MIcheletti

I Signori del Vino su Rai 2: un programma che parte dalle vigne e dall’uva per raccontare il mondo enologico italiano, attraverso le voci dei suoi protagonisti

«Volete sapere la differenza tra Barolo e Barbaresco? Il Barbaresco è come una colonna dorica, robusto, austero, ben piantato per terra. Il Barolo, invece, può essere paragonato a una colonna ionica: elegante, perfetto, un vino che fa scuola.»
Era il 1957: l’Italia era appena agli inizi della sua lunga e travagliata storia d’amore con la televisione e un signore che rispondeva al nome di Mario Soldati aveva ideato per la Rai la trasmissione Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini.  Un linguaggio pensato appositamente per il nuovo mezzo di comunicazione che può essere esemplificato nella celebre metafora delle colonne, prettamente televisiva. Come rendere, del resto, un prodotto di cui si deve apprezzare prima di tutto il profumo e il gusto con un mezzo che soddisfa solo la vista e l’udito? Soldati aveva trovato la giusta sintesi: solo raccontando il territorio, raccontando chi lo produce, si poteva apprezzare il vino, anche attraverso il filtro di uno schermo.

Sono passati 58 anni dal grande racconto di Mario Soldati. 58 anni durante i quali la televisione è stata invasa, nell’ordine, da sommelier professionisti, cantori dell’aromaticità del vino giusto da abbinare al piatto perfetto, per arrivare ai concorrenti dei talent che si sfidano al ritmo di padelle tintinnanti. In tutto questo carrozzone mediatico il vino ha perso il rango e il posto che meritava per diventare un elemento astratto e oscuro. Forse manca proprio qualcuno che sappia raccontare bene quel vino. Anzi, quei vini.

Dopo quasi sessant’anni la Rai prova a riportare in televisione una trasmissione specificamente dedicata al vino. I Signori del Vino, ideata e condotta da Marcello Masi – già conduttore di Eat Parade su Rai 2 – e Rocco Tolfa, con la regia di Luca Nannini, è una trasmissione in dieci puntate durante le quali vengono scandagliate dieci importanti regioni del mondo vitivinicolo italiano, dal Piemonte alla Sicilia. Le puntate vanno in onda il sabato alle 23.45 su Rai 2 e sono visibili in streaming sul sito della Rai.

Da direttore e vicedirettore del Tg2, Masi e Tolfa si sono resi conto della necessità di raccontare il bello che questo Paese ha da offrire, in contrapposizione alle brutte notizie che ogni giorno scorrono sui tg. Ma Masi e Tolfa sono anche grandi appassionati di vino, e hanno constatato come il mondo vitivinicolo sia un immenso patrimonio sconosciuto alla maggior parte degli italiani.

Masi e Tolfa si ispirano dichiaratamente al grande cantore delle terre del Po – con tanto di Vino al Vino, il volume che racconta il viaggio di Soldati tra i territori vinicoli italiani, in bella mostra sul cruscotto della jeep – in un viaggio per tutta l’Italia che li porterà alla scoperta di paesaggi e culture delle più variegate.

Una delle grandi sorprese della trasmissione è la presenza di Marco Simonit. Agronomo e potatore, Simonit porta sul piccolo schermo temi ostici come la composizione del terreno e l’esposizione delle vigne, parla della pruina, che dà il nome al nebbiolo, e delle vigne ad alberello dello zibibbo, diventate patrimonio dell’Unesco. Lo fa con una naturalezza invidiabile, riuscendo a non risultare complicato o specialistico.

In ogni puntata c’è il racconto della personalità che ha reso grande il vino in una determinata regione, corredata dalle storie di uomini e donne che continuano a portare avanti la cultura vinicola. Così nella puntata sul Piemonte si entra nella casa e nelle vigne di Angelo Gaja, mentre in quella sulla Sicilia si racconta la scelta di Arianna Occhipinti, titolare dell’omonima azienda, di tornare a fare questo mestiere nella sua terra dopo la laurea a Milano perché, spiega, oggi l’agricoltura non più associata all’idea di miseria e povertà: «Oggi l’agricoltura può dare anche benessere».

«Una delle cose di cui ci siamo resi conto – dice Marcello Masi – è che questo mondo è popolato da uomini e donne davvero molto competenti, Persone con la capacità di comunicare, dinamiche e attrezzate.

Questo programma è pensato come un esperimento: si tratta di un prodotto di qualità, anche se è diverso da quelli per cui la rete è conosciuta. L’abbiamo realizzato con i canoni attuali della narrazione televisiva: concatenazione, stacchi musicali e brevi testi. Il programma dura trenta minuti, un tempo adatto, secondo noi, a rendere il racconto serrato e efficace per lo spettatore. Sempre cercando di non risultare difficili, abbiamo lavorato con meticolosità, cercando di distaccarci il più possibile dal formato dei talent. Nei talent show il focus dell narrazione è impostato sul dualismo tra chi possiede la conoscenza e chi invece deve lottare per raggiungerla: non è importante l’argomento di cui si parla, che può essere più o meno attraente, l’elemento che tiene gli spettatori incollati alla televisione è la capacità di smuovere le emozioni e rendere partecipe chi guarda, facendo passare il tema in secondo piano. Nel nostro caso ci siamo completamente concentrati sul vino, che non è il prestesto, ma il punto di partenza del racconto». I Signori del Vino hanno un grande padre con cui confrontarsi, ed è inevitabile paragonare l’eleganza di Soldati con la spontaneità del nuovo programma, frutto della necessità di adottare schemi narrativi serrati per un programma che intende rivolgersi a tutti. Ma l’obiettivo non è così distante: la Rai di Soldati aveva la necessità di trasformare gli spettatori in “abbonati”, di essere, quindi, vicina agli italiani; la televisione di oggi ha bisogno di creare attorno alla nostra grande tradizione vinicola un discorso che sia concreto, pertinente e, soprattutto, culturale. Come ha affermato Carlo Petrini durante la presentazione del programma all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: «Dopo il racconto del grande Mario Soldati sentivamo il bisogno di un nuovo modo di rivolgersi al vino».