Il sapore della legalità

come Slow Food in Sicilia
interagisce con
la realtà locale

di Carmelo Maiorca

Comunità del cibo, percorsi di legalità, comitati ambientalisti: in Sicilia non mancano storie interessanti di collaborazioni, confronti, scambi di esperienze tra condotte Slow Food e altre realtà. L’influenza di Terra Madre si coglie per esempio nella genesi e nel modo operante della comunità dei grani antichi di Sicilia, promossa dalla condotta di Enna. «Da qualche anno abbiamo scelto di impegnarci nella difesa e nel recupero di varietà autoctone» ricorda Stefania Mancini, a lungo fiduciaria e adesso segretaria regionale dell’associazione. «La comunità nasce nel luglio del 2009 durante una serata organizzata a Borgo Cascino. Il primo socio è stato Giuseppe Li Rosi, che già allora faceva pane esclusivamente con farine di grano di varietà tumminìa (o timilìa) e russello da lui prodotte, e che girava per l’Italia a far conoscere il suo lavoro».

Il fornaio Maurizio Spinello
della comunità dei grani antichi di Sicilia


«In occasione del Terra Madre Day dell’anno successivo si ufficializzò il progetto di adozione dei grani» rammenta ancora Stefania. «Ma il percorso non è stato facile e soltanto da poco si vedono i frutti del lavoro svolto, grazie al graduale sviluppo di una rete fra produttori, panificatori, pasticcieri, negozianti e consumatori che tocca realtà delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento. Tra gli altri, della comunità fa parte un produttore della vastedda cò sammmùcu (sambuco) di Troina – focaccia tipica inserita nell’Arca del Gusto – che lui prepara esclusivamente con russello e timilìa. Inoltre, per la scorza dei cannoli utilizza farina di maiorca, che è un’altra varietà tradizionale. La stessa che, nell’impasto delle sue cassatelle di ricotta, usa anche una signora di Agira che ha aderito alla comunità. Segni di cambiamento li riscontriamo nell’ambito dell’offerta del pane. Dalle nostre parti fino a poco tempo fa era pressoché impossibile trovarne in circolazione a base di lievito madre e farine siciliane integrali, come invece propone un produttore di Barrafranca che viene a vendere a Enna con molto successo. Da segnalare pure il pane di Maurizio Spinello del Borgo Santa Rita di Caltanissetta e le paste, anch’esse da grani antichi autoctoni, commercializzate da Li Rosi e da Francesco Di Gesù che è pure produttore del presidio del pomodoro siccagno di Villalba. Insomma, la rete si sta allargando e l’idea è di ampliare il progetto a tutta la Sicilia, regione di profonde radici cerealicole come poche altre». Nel documento congressuale stilato dal nuovo esecutivo di Slow Food Sicilia, i temi dell’impegno per la legalità e della tutela dell’ambiente sono stati indicati quali precondizioni dell’attività associativa. Non si tratta solo di una dichiarazione d’intenti, di certo non per quelle condotte della Chiocciolina da tempo sensibili e fattive su tali questioni. Al 2005 risale infatti l’organizzazione dei primi incontri conviviali per promuovere i prodotti delle cooperative agricole che fanno riferimento a Libera.

«L’iniziativa di solidarietà che denominammo Il Sapore della Legalità partì da Lentini coinvolgendo altre condotte siciliane alle quali se ne aggiunsero alcune in Puglia» racconta Salvatore Giuffrida, ex fiduciario lentinese di Slow Food ed esperto di orti e didattica. «Abbiamo sottoscritto il protocollo promosso dal nostro Comune per il progetto Libera Terra-Leontinoi e, nel 2010, curato la formazione dei giovani soci della cooperativa Beppe Montana, assegnataria di terreni confiscati a un clan mafioso, per la parte relativa all’educazione alimentare e all’agricoltura pulita. Inoltre, nel 2011, abbiamo proposto e organizzato il convegno “Dalle mafie al buon cibo” in occasione dell’appuntamento regionale della Giornata della memoria, ideato dall’associazione di don Ciotti, che quell’anno si tenne a Lentini». Da un capo all’altro dell’isola: a Palermo si deve alla condotta Slow Food la proposta del progetto Officina laboriosa sfociato nella costituzione della cooperativa Sosvile, acronimo che sta per Società Sviluppo Legalità, alla quale sono stati affidati terreni tolti alla mafia. I ragazzi che fanno parte della cooperativa curano un mandorleto e allevano api di razza nera sicula fornite dal Presidio, in una zona situata tra i comuni di Monreale, San Giuseppe Jato e Roccamena. Il fiduciario Mario Indovina sottolinea: «Il progetto è stato realizzato con il sostegno di sette club Rotary della provincia di Palermo. Un risultato di cui siamo molto contenti e al quale vorremmo far seguire la creazione di un orto urbano nel quartiere di Brancaccio, accanto alla costruenda chiesa intitolata a don Puglisi. Il contesto non è facile, ma credo sia giusto provarci».

Sos Siracusa pianta simbolicamente un olivo
nell'ambito delle iniziative a difesa
dell'ambianete e del paesaggio


La difesa dei beni comuni di natura, ossia del paesaggio, del suolo, del mare, vede da anni la sigla siracusana di Slow Food accanto a quelle di Legambiente, Natura Sicula, Arci e altre associazioni del mondo ambientalista e del volontariato sociale riunite nel coordinamento di Sos Siracusa (uno dei tanti comitati locali che hanno aderito al forum nazionale di Salviamo il paesaggio). Fra le lotte più significative c’è quella, ancora in corso, per l’istituzione della riserva Penisola Maddalena Capo Murro di Porco, al fine di salvaguardare da progetti speculativi una suggestiva e incontaminata fascia costiera poco distante dalla città, a sud del porto grande e prospiciente l’Area Marina Protetta del Plemmirio. Il coordinamento ha di recente organizzato il Gran tour della Maddalena, una serie di visite guidate per far scoprire le bellezza e la storia di quei luoghi. La stessa formula era già stata sperimentata con successo di pubblico con il Gran tour delle Mura Dionigiane, altri appuntamenti ed escursioni stavolta per sollecitare l’istituzione del Parco Archeologico di Siracusa. Per il fiduciario Slow Food Franco Motta, «è l’ulteriore dimostrazione di come impegno ambientalista e opposizione alla cementificazione selvaggia possano andare di pari passo con proposte intelligenti di promozione del territorio. L’istituzione del Parco Archeologico e della Riserva della Maddalena devono diventare una grande opportunità di turismo davvero sostenibile, che valorizzi anche le produzioni agricole di qualità dell’area».

Giovani della rete Slow Food curano
un orto urbano a Palermo.


Il ruolo propulsivo che Slow Food può avere a livello progettuale emerge dal contributo dato alla nascita della comunità della nocciola dei Nebrodi. Storicamente fulcro dell’economia di un’ampia porzione dell’entroterra della provincia messinese, la corilicoltura dall’inizio degli anni Ottanta ha subito una grave crisi di settore, aggravata da una pessima gestione del territorio. Per il rilancio e il recupero dei noccioli dei Nebrodi, falcidiati da incuria, frane e incendi, si è sempre battuto Enzo Ioppolo, ex sindaco del comune di Sinagra, a sua volta produttore di nocciole e presidente della comunità del cibo: «È in atto un notevole recupero ambientale, paesaggistico e agronomico, grazie a fondi specifici, ovvero la Misura 216 sul noccioleto inserita nel Piano di sviluppo rurale Sicilia 2013. Nel frattempo occorrono strategie per rilanciare un comparto abbandonato da tempo. E qui è intervenuta la condotta di Valdemone, con la sua proposta di comunità improntata a concetti chiari e concreti di biodiversità e sovranità alimentare. L’idea di valorizzare la nostra nocciola attraverso tutta la filiera produttiva ha raccolto immediati consensi e al momento coinvolge un centinaio di persone, che si sono tutte associate a Slow Food, tra produttori, cuochi, titolari di ristoranti, pasticcerie, attività ricettive di una decina di paesi dei Nebrodi, mentre altri ancora chiedono di far parte della comunità».