Intro

di Carlo Bogliotti

Expo, Cheese, Terra Madre Giovani (We Feed The Planet)… Qui a Bra (e a Milano) il fermento organizzativo, in questi giorni in cui ci apprestiamo a chiudere il terzo numero dell’anno di Slow, è a livelli altissimi. Mentre nel capoluogo lombardo la presenza di Slow Food tra i padiglioni dell’Expo continua a distinguersi per una proposta sobria e molto in linea con il tema dell’evento, conquistando sempre maggiore attenzione tra le tante voci squillanti e lo spettacolo che molti si limitano a offrire in quel contesto, ci apprestiamo a inaugurare la nostra rassegna internazionale dedicata alle “forme del latte” a Bra e a portare a Milano qualche migliaio di giovani contadini, artigiani, trasformatori. Il formaggio, protagonista nelle degustazioni di Expo come simbolo (vero, azzeccato, poetico ed eroico al tempo stesso) di biodiversità che si fa cibo, sarà accolto a Bra, nella sua casa – si Intro di Carlo Bogliotti può ben dire –, che dal 1997 lo ha rilanciato, portato all’attenzione di gourmet e ristoratori, dei consumatori e dei coproduttori, facendone un monumento da difendere nelle sue produzioni a latte crudo, in grado di conservare e far progredire strepitose microeconomie agricole. Chi scrive ricorda bene qual era la proposta di formaggio nei ristoranti italiani nel 1997, qual era la percezione che si aveva di piccole produzioni al limite dell’estinzione, quant’era difficile trovarle in commercio, quanta ignoranza regnava attorno alle produzioni casearie. Dopo quasi vent’anni possiamo ben dire che di strada se ne è percorsa parecchia e che ciò che a molti oggi appare scontato in tema di buon formaggio, in realtà si deve a questo percorso incredibile, che ha saputo unire e gratificare i produttori, dare il via a livello internazionale a un piccolo movimento di resistenti, che stanno continuando a produrre veri capolavori nei loro pascoli, stalle, caseifici, locali per l’affinamento.


L’orgoglio con cui accoglieremo i tanti visitatori a Cheese è lo stesso sentimento che ci unisce ai produttori, i più giovani dei quali si uniranno ai loro coetanei di tutto il mondo per We Feed The Planet

È questo l’orgoglio che proviamo nel portare i formaggi all’Expo, e l’orgoglio con cui accoglieremo i tanti visitatori a Cheese. Lo stesso sentimento che ci unisce con i produttori, i più giovani dei quali (sono tantissimi i giovani che scelgono un futuro dedicato alla pastorizia o all’affinamento) si uniranno ai loro coetanei di tutto il mondo per questo meeting meneghino, We Feed The Planet, che al momento promette esattamente ciò che prometteva la prima edizione di Terra Madre a Torino, nel 2004. Emozione, incertezza, voglia di vedersi e conoscere, senza sapere, prima che accada, quali saranno gli sviluppi, i semi che germoglieranno, quale sarà l’impatto non soltanto sulla città e sull’Expo, ma nel lungo periodo, guardando molto più in là del nostro naso. Alla base c’è la fiducia: fiducia nei giovani che verranno, fiducia nei giovani (compresi quelli giovani “in spirito”) che stanno organizzando, fiducia nel fatto che quando si riescono a portare persone dotate di un’umanità particolare, quella che soltanto certi “intellettuali della terra” sanno avere, qualcosa di bello, e grande, accadrà. È animati da questa fiducia che presentiamo questo numero de La rivista di Slow Food, cercando di regalarvi pillole di racconto o di riflessione attorno a questo momento storico dell’associazione, senza smettere di farci guidare dalla riscoperta del nostro cibo quotidiano: il fil rouge che abbiamo scelto quest’anno per seguire il nostro incedere nel mondo. Alla fine dei conti è un viaggio nel tempo, tra passato e futuro, perché guardandoci indietro Slow Food ha fatto qualcosa di incredibile e non importa se il suo understatement e il suo lavorare a testa bassa alla fine hanno concesso più ribalta mediatica a soggetti venuti dopo, che alla Chiocciola si sono ispirati e hanno fatto propri (non sempre in maniera completamente coerente) i concetti base della filosofia slow. Non importa, la fiducia per il nostro domani resta incrollabile: perché abbiamo persone, parole, idee e forze per continuare un percorso unico, non facile certo, ma che visti i semi che ha sparso per il mondo, e i frutti anche insospettabili che sta dando, non può che rassicurarci, sempre.