Intro

di Carlo Bogliotti

Il mosaico composto da quattro tessere, rappresentate dalle copertine di Slow, la rivista di Slow Food in questo 2016, si arricchisce del suo secondo numero, aggiungendo molto altro alla grande quantità di temi e problemi che Slow Food affronta ogni giorno e che cerchiamo di riprodurre visivamente, in maniera solo apparentemente disordinata, “liquida”, con questo puzzle di parole e immagini sparse su una tavola bianca. È la complessità, bellezza! ­– consentiteci l’ardito riferimento alla celebre citazione cinematografica – ma non ci spaventa affatto e, anzi, cerchiamo come al solito di darvi stimoli, racconti, riflessioni, notizie dal nostro “mondo slow”.
Il percorso che ci porterà a Terra Madre Salone del Gusto di settembre, per poi condurci a fine anno con i primi bilanci di questa grande scommessa (la nuova formula della manifestazione impone un enorme lavoro di rinnovamento e mette sul cammino tante incognite) è ciò che vogliamo raccontarvi, mentre Slow Food in Italia allarga i suoi orizzonti con alleanze associative, belle iniziative a livello locale e regionale (giugno e luglio da questo punto di vista sono i mesi eletti), l’inizio di una riflessione interna che inevitabilmente comincia già a guardare all’orizzonte del prossimo Congresso Internazionale del 2017, che porterà senza ombra di dubbio altre innovazioni e, si presume, progressi.
Nel frattempo Carlo Petrini è stato nominato ambasciatore speciale della Fao in Europa per il programma Fame Zero: un segnale molto importante che probabilmente ci dice che la strada da lui tracciata, in fondo, è davvero quella giusta.
Il credito che la sua nomina ci conferisce di riflesso ci parla di un patrimonio che tutti dovremo saper portare a frutto, dentro e fuori l’associazione, in Italia e nel mondo, con la precisa responsabilità di non sperperarlo troppo, ma farlo crescere.

Senz’altro Terra Madre 2016 sarà un bel test per controllare lo stato di salute del nostro progetto di rete mondiale aperta, militante nella misura in cui essa, attraverso i suoi vari componenti, incarna tutti i valori condivisi nelle attività quotidiane di ciascuno, in un modo semplice e ancora molto innovativo: attraverso una particolare attenzione al cibo, sia esso coltivato, allevato, trasformato, consumato, raccontato, studiato, venduto, regalato…
I report e gli articoli relativi al progetto Arca del Gusto e provenienti dal mondo di Terra Madre che leggerete in questo numero sono incoraggianti, non vediamo l’ora di incontrare a Diversità come il faro che ci indica la rotta futura, il modo principale per restare un’associazione aperta e il più possibile “liquida” Torino questi protagonisti.
Petrini parla spesso della primogenitura della diversità nei suoi testi e durante i suoi ultimi discorsi all’associazione internazionale: diversità come il faro che ci indica la rotta futura, il modo principale per restare un’associazione aperta e il più possibile “liquida” – un po’ come appaiono le nostre cover, appunto –, che accoglie, cresce, diventa ancora più multiforme e per questo capace di trovare sempre nuove risorse e idee.
È quello che accade in natura, del resto, ed è il valore insostituibile che ha la biodiversità vegetale e animale ai fini evolutivi, ma riportato alla nostra società, alla nostra umanità. È quel valore che ci ha permesso di declinare la tutela del diritto al piacere in iniziative che vanno dalla difesa delle piccole produzioni artigianali alla lotta alla fame nel mondo, un percorso che non è un triplo salto mortale nel vuoto, ma  è figlio di quello che siamo oggi, di ciò che siamo stati negli ultimi trent’anni e di ciò che, si spera, sapremo essere.
Nel nostro piccolo, da queste pagine, speriamo di fornirvi un buon accompagnamento, assieme ai tanti altri che la galassia Slow Food ci mette ogni giorno a disposizione.
Buona lettura.