INTRO III/14

di Carlo Bogliotti

Liberare la diversità. Terza puntata dell’anno per Slow, la rivista di Slow Food. Continuiamo a seguire i passi del libro di Carlo Petrini Cibo e libertà (Slow Food Editore- Giunti 2013) e non è per caso che questo tema, su queste pagine, cada in occasione del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre 2014.

Dieci anni di Terra Madre e decima edizione del Salone del Gusto. Se c’è un qualcosa che tiene insieme il tutto, guardandosi indietro, è proprio quella parola, “diversità”, che è più grande di biodiversità – altra parola chiave – e che è più grande di tutto. È il nostro cappello ideologico? Sicuramente è la nostra guida, ciò di cui ci fidiamo e ciò che ci permette di portare avanti tutto quello facciamo. Allora abbiamo deciso di liberarla anche all’interno della rivista: nella grafica, nei temi, nelle storie. Tutto quello che c’è in questo numero di Slow è generato e permeato dalla forza della diversità. Le narrazioni della prima sezione, la principale, riguardano nuovi prodotti caricati sull’Arca del Gusto (che tocca quota 2000, è ancora lunga la strada verso i 10.000.), nuovi Paesi che entrano in maniera più strutturata e importante nella rete, nuove comunità del cibo di Terra Madre e nuovi pezzi di associazione nel mondo. Li abbiamo scelti, assieme a Slow Food Internazionale e alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità (di cui ringraziamo i collaboratori, nonché autori di molti articoli), non soltanto perché sono forze fresche, ma anche perché ci sembrava il modo migliore per illustrarvi una parte di quello che troverete al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre. Dietro quelle storie, quei prodotti, quei territori, ci sono persone, che saranno lì a Torino, in carne e ossa.

Ed ecco che queste pagine diventano anche una modesta guida per orientarsi nell’evento torinese e un modo per esserci se non ci si potrà recare di persona. Riprendiamo alcuni tra i tanti argomenti che saranno trattati nelle conferenze aperte al pubblico, una parte della manifestazione sempre più influente, sempre più caratterizzante, che sta trasformando il Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre in qualcosa di nuovo e dinamico. Abbiamo scelto tre temi (integrazione culturale, consumo di carne e sementi) per dare un’idea, mentre Cinzia Scaffidi nel suo pezzo introduttivo ben rappresenta il valore della (bio)diversità anche per quanto riguarda la scelta delle parole che decidiamo di spendere e scambiare durante la kermesse torinese.

Dedichiamo un ampio spazio alle nostre guide: Osterie d’Italia compie 25 anni e la ricorrenza va celebrata anche immergendosi nei ricordi. Un lasso di tempo così lungo però ci interroga su che cos’è diventata l’osteria oggi e su come la nostra guida riesca a esserne specchio fedele. C’è la nuova edizione di Slow Wine che, anche in questo caso, sta ridefinendo con costanza e determinazione i crismi della critica enologica, sviluppando una capacità di cogliere i cambiamenti – e la diversità in questo settore – in maniera molto puntuale, se non in anticipo. Ma se queste pubblicazioni evolvono, ecco la prima presentazione di un progetto che crediamo sarà in grado di rivoluzionare proprio il mondo delle guide (cartacee ed elettroniche): la nuova app Slow Food Planet, che potrebbe avere ripercussioni importanti sul nostro modo di fare associazione e di diffonderci nel mondo. Le nostre guide non sono soltanto la rappresentazione della diversità nel campo della ristorazione, della viticoltura o del godere dei piaceri materiali legati al cibo: sono anche la fotografia della nostra diversità, verso l’esterno (i “concorrenti”) e al nostro interno, perché inevitabilmente raccontano chi siamo nei territori, cosa facciamo, che cosa ci piace.

Infine troverete un ricco “Mondo slow”, tra reportage di eventi importanti e simbolici per la diversità che coinvolgono, come Terra Madre Balcani o il meeting informale di tutti i ministri europei dell’agricoltura a Pollenzo – altro indice del sempre maggiore blasone che riceve la nostra Università – e alcune nuove uscite editoriali che segnano piccole evoluzioni, altri segni che la diversità è sempre arricchente, anche all’interno della nostra casa editrice.

Grazie a questa corposa iniezione di diversità, all’operazione di “liberarla” attraverso queste pagine, ci prepariamo a chiudere l’anno di Slow con il numero di dicembre, che avrà per tema la “gastronomia per la liberazione”, il passo finale, la prospettiva futura. Siamo sicuri che anche in questo caso il bagno di slowliness che faremo al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre ci darà energia e creatività sufficiente per affrontare l’argomento più delicato della lotta a fame e malnutrizione e del “nutrire il pianeta”, tema di un’Expo 2015 che ci proponiamo di introdurre e di seguire a dovere. Ma questo è ciò che verrà. Ora godiamoci il Salone e Terra Madre e questo numero di Slow.