Intro

di Carlo Bogliotti e Gaetano Pascale

Ci siamo. Finisce un altro anno di Slow, la rivista di Slow Food e il nostro piccolo bilancio non può che essere positivo. Avete tra le mani il numero che completa una serie di quattro riviste graficamente molto curate, innovative e belle. Vi invitiamo a comporre la grande immagine che si forma mettendo vicine tutte le nostre copertine per rivedere in un colpo solo tutti gli argomenti trattati in questo 2016, a suo modo un altro anno storico per Slow Food. Menzioniamo soltanto la vera rivoluzione di questi ultimi mesi: il nuovo Terra Madre Salone del Gusto che si è tenuto en plein air a Torino e ha nuovamente posto una pietra miliare per quanto riguarda le nostre manifestazioni e i nostri modi di presentarci al mondo in carne e ossa.

Il 2017 con il suo congresso internazionale segnerà sicuramente un profondo rinnovamento per l’associazione nel mondo

Un successo di pubblico senza precedenti, accompagnato dal bel tempo e quindi da un’atmosfera complessivamente unica, in cui ci siamo trovati – nel senso di appartenenti al movimento e simpatizzanti da tutto il mondo – e ritrovati come succede sempre in quest’occasione biennale: il nostro vero e più grande appuntamento mondiale. Inutile dire che ha rappresentato una spinta di entusiasmo eccezionale che vogliamo provare a riverberare su queste pagine, dando ampiamente conto della manifestazione, dei suoi temi, attraverso foto, racconti e resoconti di ogni tipo. Sembra giusto per chi non c’era e un bel modo di ripensarci e ritrovare quella magia per chi invece ha partecipato.

Si chiude un anno importante, non c’è dubbio, ma se ne apre un altro seminale. Il 2017 con il suo congresso internazionale segnerà sicuramente un profondo rinnovamento per l’associazione nel mondo, ed è giusto che tutti gli appartenenti al movimento inizino a pensarci, a preconizzare il nostro futuro, a scegliere quale direzione dargli. Carlo Petrini, in questo numero, ci dà il suo punto di vista, le sue raccomandazioni, ed è sicuramente una base di partenza per tutti. Siamo contenti di ospitare la sua voce, che in quanto a lucidità e lungimiranza è sempre un ottimo viatico quando ci si domanda che strada percorrere in avanti.

Quel che è certo è che il 2017 anche per questa rivista sarà un anno che porterà nuovi cambiamenti. L’occasione per ripercorre le tappe e le trasformazioni dell’house organ di Slow Food (vent’anni sui trenta di storia del movimento) in un bell’articolo di John Irving, collaboratore di Slow Food Editore ma anche direttore storico del primo Slow, il messaggero di gusto e cultura, è anche quella per fare un punto, per aprirsi al domani e a quel che sarà. Di comprendere che ogni volta che Slow Food cresce e cambia anche gli strumenti che si dà vanno aggiornati. Abbiamo voluto una rivista aperta al continuo mutamento e l’abbiamo dimostrato negli ultimi anni, con l’impostazione editoriale: ne seguirà un altro, di mutamento, di sicuro. Ma non vogliamo anticiparvi troppo. Quel che è certo è che vogliamo salutare il 2016 con i migliori auguri a tutti noi, che siamo i soci di Slow Food Italia, non soltanto per delle feste che ci ritemprino e ci facciano stare bene, ma anche per il nostro domani, che ci chiama responsabilmente a stabilire con forza chi vogliamo essere in quanto comunità di persone che hanno a cuore il cibo, il mondo e le cose belle, e soprattutto decidere quello che di buono vogliamo fare.


 

di Gaetano Pascale

Come per ogni anno che si avvia a conclusione, anche per il 2016 è tempo di bilanci. Quelli appena trascorsi sono stati sicuramente dodici mesi impegnativi per la nostra associazione, nei quali ancora una volta siamo stati chiamati a testimoniare la nostra vitalità intervenendo su fronti solo apparentemente molto diversi fra loro. A guidarci in tutte le azioni sono state, però, le celebrazioni per i nostri primi trent’anni di attività, vissute ufficialmente lo scorso 19 luglio a Bra, la città dove siamo nati e dove si trova la nostra casa comune e, di fatto, durate un intero anno grazie alle attività nelle condotte e agli eventi sull’intero territorio nazionale che hanno ribadito ogni giorno il Buon Compleanno a Slow Food Italia.

Tra questi giorni di festa, uno dei più significativi è stato sicuramente il 16 aprile quando, con lo Slow Food Day, abbiamo anticipato il tema centrale di Terra Madre Salone del Gusto – Voler bene alla terra – e ci siamo emozionati, donando ai nuovi soci una bustina di semi e il Manifesto d’autore con le 30 parole più significative di questi tre decenni, in cui abbiamo evidenziato il nostro percorso dall’educazione alla tutela della biodiversità.

Fa un certo effetto pensare che trent’anni fa la definizione di biodiversità fosse ignorata da molti

Per comprendere quanto sia stato importante il lavoro compiuto da Slow Food al fine di contribuire a formare una nuova coscienza ambientale, basta pensare a come si è evoluta la percezione degli orti dal 1986 a oggi: fino a una dozzina di anni fa all’orto veniva attribuita una funzione meramente produttiva e per tanti erano considerati luoghi dai quali scappare, ricordo di un passato da cui ci si voleva emancipare. Oggi, finalmente, nessuno mette più in discussione la funzione sociale ed educativa degli orti, fondamentale supporto per i consumatori che vogliono compiere scelte consapevoli e, di conseguenza, per orientare i modelli agricoli del futuro.

Analogo percorso è stato compiuto nella difesa della biodiversità, attualmente divenuta una battaglia condivisa e riconosciuta: fa però un certo effetto pensare che trent’anni fa anche la sola definizione di questo termine fosse  ignorata da molti. Oggi, per fortuna, siamo consapevoli che perdere biodiversità significa peggiorare la qualità alimentare per tutti, ridurre il potere contrattuale di contadini nei confronti dell’industria alimentare e soprattutto mettere a rischio l’alimentazione per i futuri abitanti del pianeta. Certo, la battaglia non è vinta in quanto la biodiversità continua a scomparire con una velocità spaventosa, ma almeno sappiamo che su questo fronte dobbiamo intervenire se vogliamo garantire benessere duraturo a chi produce e a chi si nutre.

E di passi in avanti ne abbiamo certamente fatti quest’anno anche con il nuovo Terra Madre Salone del Gusto, l’evento che ormai ci identifica agli occhi del mondo e che con questa edizione ha segnato un punto di non ritorno. Ora possiamo dirlo: essere usciti dal quartiere fieristico del Lingotto è stata una scommessa vinta. Vinta perché abbiamo raccolto le soddisfazioni dei produttori. Vinta perché le istituzioni hanno condiviso (e gradito) questo nuovo format che si sposta con decisione dalla parte dei consumatori. Vinta perché i consumatori hanno scoperto un pezzo di mondo della produzione del cibo che non conoscevano abbastanza. Credo che resterà negli occhi di tutti il fiume in piena, inarrestabile, di visitatori riversatosi al parco del Valentino e nelle strade del centro cittadino, così come non si dimenticherà facilmente la straordinaria cerimonia di apertura di Terra Madre conclusa dalla Terra Madre Parade.

Anche in quest’anno – e anche con Terra Madre – abbiamo dato il nostro contributo a tante campagne, vecchie e nuove, mettendoci al fianco di altre organizzazioni della società civile: Stop-TTIP, No-Ogm, Coalizione contro i cambiamenti climatici, People4soil. E, nel frattempo, abbiamo creato con “Italia, Sveglia!” (la rete formata da Slow Food Italia, ActionAid e Cittadinanzattiva per contribuire alla trasformazione del Paese attraverso il ruolo attivo e la partecipazione dei cittadini) la prima edizione del Festival della Partecipazione, un evento di cui si sentiva il bisogno, realizzato a luglio nel centro storico de L’Aquila per testimoniare che la buona politica si può fare anche fuori dai partiti.

E il 2017 come sarà? Di certo altrettanto impegnativo, sotto molti aspetti anche difficile o quantomeno complesso, dal momento che oggi una società piena di contraddizioni ci impone delle scelte di campo. Impossibile, infatti, non vedere che viviamo in un’epoca dove si allargano gli squilibri fra privilegiati e sofferenti e dove è divenuto insostenibile (e insopportabile) il gap fra i pochi che dispongono del superfluo e i tanti a cui manca anche il necessario.

Daremo più attenzione anche a quei territori (e alle persone che ci vivono) che vengono spesso trascurati

Entriamo tuttavia nel nuovo anno consci che sulla tutela dei beni comuni abbiamo tanti alleati, con le nostre stesse sensibilità. Questi messaggi proveremo a veicolarli anche nei nostri grandi eventi tradizionali degli anni dispari, come Slow Fish e Cheese, nei quali riproporremo – nei temi previsti – il modello che abbiamo dato a Terra Madre Salone del Gusto. Questo vuol dire che proveremo a dare più attenzione anche a quei territori (e alle persone che ci vivono) che vengono spesso trascurati dalla politica e dalla comunicazione di massa, le quali se ne ricordano solo in occasione di tragedie ed eventi calamitosi: gli Stati Generali delle Comunità dell’Appenino costituiscono la nostra officina di lavoro. Appare evidente che questi non sono solo buoni propositi per l’anno nuovo ma dichiarazioni d’impegno, un manifesto politico, un programma d’azione che – come abbiamo sempre fatto in questi primi trent’anni di attività – anche stavolta metteremo in atto. E siamo certi che ce la faremo perché, come abbiamo sottolineato nel corso di Terra Madre Salone del Gusto, se «loro sono giganti, noi siamo moltitudine».