Le ragioni del sì

Referendum abrogativo delle concessioni per trivellazioni

Slow Food Italia e Fondazione Slow Food per la Biodiversità hanno aderito sin dalla fondazione al comitato promotore del referendum abrogativo delle concessioni sulle trivellazioni in mare e a terra, fissato per il prossimo 17 aprile.

Il comitato promotore del sì è composto dalle principali associazioni ambientaliste e non, prima di tutti il Comitato No Triv che da sempre si batte su questo tema.

Le ragioni della nostra convinta adesione sono da ritrovare soprattutto nella critica alla politica energetica del nostro Paese, che sebbene abbia aderito agli impegni presi a Parigi per Cop 21 sulla necessità di ridurre la produzione di energia da fonti fossili, continua a sostenere una visione a nostro avviso anacronistica e totalmente miope sugli scenari ambientali del futuro.

Tra le azioni ormai approvate e contenute nel decreto Sblocca Italia, infatti, si trova quella che riguarda le concessioni alle trivellazioni in mare e in terra.

L’altro importante tema è la difesa della biodiversità marina e delle coste: la ricerca e l’estrazione di idrocarburi hanno un notevole impatto sulla vita del mare. Le attività di routine delle piattaforme possono rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose nell’ecosistema marino, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, come dimostrano i dati del ministero dell’Ambiente relativi ai controlli eseguiti nei pressi delle piattaforme in attività oggi nel mare italiano.

Inoltre le conseguenze della tecnica dell’airgun (attività di ricerca molto invasiva sulla vita acquatica), come da dettagliato rapporto Ispra, avrebbero un notevole l’impatto su cetacei, tartarughe, pesci (compreso il pescato) e anche crostacei.

Ora, in un ambiente vulnerabile come quello del Mediterraneo, è già incredibile che venga autorizzata questa attività per soli scopi di ricerca di idrocarburi. Ben nove Consigli regionali sono stati promotori del referendum e il governo, dopo sentenza della Cassazione che ha accreditato la richiesta, ha deciso di fissare il voto al 17 aprile prossimo, nonostante in molti abbiano chiesto di accorpare la giornata in un unico election day già fissato per le elezioni amministrative a giugno.

Una nuova giornata elettorale, infatti, può arrivare a costare allo Stato ben 360 milioni di euro, inoltre la data di aprile che non ha concesso il tempo necessario di campagna elettorale per informare i cittadini sulle ragioni del sì o del no. Soprattutto, fissando il referendum in una data così ravvicinata si rischia di non riuscire a sensibilizzare sull’importanza di andare a votare per raggiungere il quorum necessario affinché il quesito posto ai cittadini non sia vano.

Ecco perché abbiamo deciso di mobilitarci e stimolare azioni di promozione del referendum con indicazione di voto per il sì, in tutte le condotte Slow Food attraverso la nostra rete, una delle più capillari in Italia, che si è subito messa in moto con entusiasmo dimostrando quanto del pulito anima nelle nostre condotte e come i temi ambientali siano sentiti nei territori.Siamo in tanti, possiamo fare la differenza.

Vota sì!