L’edizione della Maturità

è in uscita ad aprile
la nuova edizione della
guida Birre d’Italia,
uno strumento unico
nel panorama italiano

di di Eugenio Signoroni e Luca Giaccone

Birre d’Italia è arrivata alla quarta edizione (la quinta se si considera una ristampa aggiornata della prima edizione). Un traguardo importante per una guida che era nata in sordina: dedicata a un (allora) ristretto pubblico di appassionati e rispondendo alla necessità di raccontare un mondo, quello dei birrifici artigianali, che stava guadagnando un ruolo sempre più importante (era il 2008) nel panorama dell’enogastronomia nazionale. La guida oggi è cresciuta sia in dimensioni sia in qualità. Non è stato solo l’aumento del numero di birrifici presenti in Italia (con il 2014 è stata oltrepassata quota 500) a imporre questa evoluzione, ma anche (e soprattutto) la raggiunta maturità del fenomeno birra artigianale e la conferma che l’entusiamo percepito negli ultimi anni non era semplicemente legato a una moda, ma a un settore che stava cambiando per sempre il modo di concepire una bevanda a lungo considerata di serie b rispetto al vino. La nostra guida si è adeguata a questo percorso e, di nuovo, grazie a un gruppo di collaboratori sempre più nutrito e competente (che cogliamo l’occasione per ringraziare), ha restituito nelle sue pagine la fotografia di cosa è oggi in Italia la birra artigianale. Pur essendo trascorsi solo due anni dall’edizione passata, l’Italia birraria che abbiamo incontrato nelle nostre visite si è presentata ben diversa da quella che ricordavamo. Innanzitutto abbiamo trovato una qualità media molto alta e, per la prima volta, veramente diffusa in modo uniforme da Ovest a Est e da Nord a Sud. E forse proprio il Sud Italia ha rappresentato la più grande sorpresa di questa edizione: prodotti di grande carattere, stilisticamente coerenti con il proprio territorio, con un uso crescente e sempre più attento di materie prime caratterizzanti e autoctone. Un Sud (ma questo vale anche per il resto dello Stivale) che ha visto emergere (finalmente) anche regioni che erano sempre state in secondo piano. Ma la maturità si misura anche dalla capacità di stabilire una volta per tutte che cosa si farà da grandi, ed è allora un piacere vedere, da un lato, birrifici che sono rimasti a lungo senza un proprio impianto averne acquistato uno e, dall’altro, birrifici che decidono di aumentare la propria capacità produttiva verso obiettivi impensabili solo cinque anni fa. Sempre di più, inoltre, si vanno a definire con precisione territori brassicoli figli non tanto delle caratteristiche geofisiche e territoriali delle nostre regioni, ma piuttosto delle influenze che i birrifici più “anziani” sono riusciti a far sedimentare intorno a loro. Un panorama felice che doveva essere osservato e narrato con altrettanta maturità. Così anche quest’anno ci siamo recati in ogni birrificio per parlare con il birraio, vedere il suo impianto produttivo e sentire dalla sua voce quale sia la sua idea di birra, convinti che questa bevanda come poche altre sia in grado di trasferire nel bicchiere il carattere e le passioni di chi la produce. Abbiamo poi moltiplicato gli assaggi, che ovunque possibile abbiamo condotto coinvolgendo l’intero gruppo di lavoro regionale. Infine, abbiamo fatto le degustazioni finali fuori dalla nostra sede, chiedendo ospitalità a quattro tra i migliori pub presenti in Italia, che citando di seguito ringraziamo: I Vizi del Pellicano di Correggio (Re), l’Ottavonano di Atripalda (Av), il The Dome di Nembro (Bg) e Oro Birra a Torino. In questo modo abbiamo voluto sottolineare l’importanza del rapporto tra chi produce e chi vende e serve il prodotto, legame questo che crediamo importante al punto da aver inserito al fondo della scheda di ogni birrificio alcuni locali (che ci sono stati suggeriti dai produttori stessi) dove è possibile trovare le birre descritte in guida. Quella targata 2015 è la più completa, coraggiosa e matura edizione della guida, da quando questo volume è nato. Facendola però non abbiamo dimenticato il perché la birra ci piace tanto – il suo essere bevanda conviviale per eccellenza – e per questo ci siamo divertiti moltissimo e il nostro migliore augurio è che leggendo e assaggiando possiate farlo anche voi.