Milano: la casa di Terra Madre Giovani

L’evento porterà le riflessioni sul futuro del cibo proprio nei luoghi in cui se ne dovrebbe discutere: nelle case, nelle associazioni, nelle famiglie di tutti noi

di Eleonora Bergoglio

Una delle anime più importanti di questo Terra Madre Giovani-We Feed the Planet è sicuramente quella dell’ospitalità nelle sue diverse forme, dell’entusiasmo e dell’apertura della città alla pacifica moltitudine di contadini, allevatori, artigiani, cuochi, nomadi e attivisti del cibo che arriveranno a Milano dal 3 al 6 ottobre. Nell’anno dell’Esposizione Universale che fa di Milano la capitale mondiale del cibo, infatti, la speranza è che i giovani che già oggi con il loro lavoro nutrono il pianeta possano davvero entrare in contatto con la città che da mesi ospita l’Expo senza però esserne direttamente coinvolta; la speranza è che chi anche domani continuerà a produrre energia per la vita abbia modo di portare le proprie istanze proprio lì dove se ne dovrebbe discutere: non solo nei padiglioni del sito di Rho, ma nelle case, nelle associazioni, nelle famiglie di tutti noi.

All’inizio di questa avventura, la sfida di riuscire a ospitare duemilacinquecento ragazzi a Milano nonostante le risorse limitatissime poteva sembrare impossibile, e lo sarebbe stato se la città non si fosse dimostrata così ospitale e accogliente, a livello sia delle istituzioni sia dei singoli cittadini. Oltre infatti all’Assessorato alle Politiche sociali e cultura della salute, che da subito è stato a fianco dell’iniziativa, sono state tante le occasioni d’incontro e di dialogo con una costellazione tanto ampia quanto luminosa di enti e associazioni che operano sul territorio e con le quali abbiamo dato vita a una varietà di collaborazioni diverse, in pieno spirito “terramadrista”. Grazie a questa fitta rete, i ragazzi saranno ospitati in strutture di vario genere, dagli oratori che collaborano con il Centro Sportivo Italiano a vecchie scuole adibite a centri d’accoglienza e allestite da cooperative che offrono assistenza ai senza fissa dimora, da residenze per artisti a stanze messe a disposizione da ostelli e bed&breakfast solidali con l’iniziativa. In altri casi, come successo con la Caritas Ambrosiana e diverse altre associazioni, il supporto è arrivato con un importante sostegno alla comunicazione dell’appello a ospitare. Grazie a queste collaborazioni abbiamo quindi avuto modo di diffondere il messaggio a un’importante parte della popolazione milanese, attivando il passaparola e diffondendo il messaggio dell’evento stesso, oltre che il sostegno all’ospitalità.

Tra le tante soddisfazioni in questo senso, una nota d’onore va senza dubbio alle tantissime famiglie che, autonomamente, hanno deciso di aprire le proprie case per accogliere alcuni ragazzi. A oggi sono oltre trecento i posti letto messi a disposizione a Milano e dintorni: chi ha messo a disposizione un divano letto, chi la camera dei figli partiti per l’università, chi un divano o una semplice brandina. È bastato un appello a scatenare l’entusiasmo di tutti i cittadini volenterosi di aprire le proprie porte a questa ondata di gioventù dai mille colori, entusiasmo che non manca di contagiare famiglie che si descrivono come «una specie di zoo dove c’è posto per tutti», o in chi lancia strani avvertimenti come «l’ospitalità è il mio forte, cucinare no. Vi ho avvertiti».

A fianco delle famiglie inoltre sono tante le personalità di spicco milanesi che hanno dato la loro disponibilità a ospitare un giovane in casa, come il giornalista Gad Lerner: «Non so ancora se gli offriremo un hummous delle mie origini, le trenette al pesto di mia moglie genovese, o gli agnolotti al plin monferrini della nostra patria d’adozione piemontese… Ma so di certo che dai giovani contadini che avremo la fortuna di ospitare il prossimo mese d’ottobre riceveremo sapienza e umanità, riempiendo di significato il piacere della conoscenza e dell’incontro. L’Expo 2015 è ancora in cerca di un’anima ma, contro le apparenze, Milano dimostrerà di averne una grande e accogliente». Non da meno l’attrice Lella Costa: «Che cosa significhi veramente nutrire il pianeta l’ho imparato molto prima di Expo, grazie a Slow Food e Terra Madre. Che solo i saperi, la passione, la tutela e la libertà dei contadini siano in grado di salvarlo, il pianeta, è una verità cruciale che sarebbe stupido, oltre che autolesionista, continuare a ignorare. Per questo mi onora e mi commuove che il prossimo ottobre la mia città accolga i più giovani tra i contadini di tutto il mondo, e lo faccia aprendo le proprie case e mostrando quel cuore lombardo, sobrio e generoso. E sono sicura che tanti altri milanesi si comporteranno come me, concretamente e consapevolmente, offrendo un letto, uno spazio, una condivisione. Perché fare senza dire non basta, ma dire senza fare non serve». Ma non finisce qui: anche Antonio Albanese, Philippe Daverio, Giovanna Zucconi e Roberto Vecchioni, solo per citarne alcuni, faranno parte della squadra degli “ospitanti”.

Per chiunque abitasse a Milano, o conoscesse qualcuno disposto a ospitare, è ancora possibile offrire la propria disponibilità sul sito www. terramadregiovani.it. Basterà cliccare sul pulsante “Ospita” e registrarsi come famiglia ospitante fornendo le informazioni richieste, per poi entrare in contatto diretto con il proprio futuro ospite e accordarsi sugli aspetti pratici e logistici.