Programma Lista 2

CINZIA SCAFFIDI
LAURA CIACCI
SILVESTRO (SILVIO) GRECO
FRANCESCO MELE
DANIELA RUBINO

RELAZIONI CHE CAMBIANO IL MONDO


 

La strada si fa viaggiando
28 anni fa, quando nacque Arcigola, non avevamo mappe né bussola. La strada non c’era. Oggi i
tanti livelli della crisi che stiamo vivendo richiedono lucidità e capacità di analisi. Non possiamo
uscire dalla crisi se non recuperando il senso della collettività, del piacere, della relazione come
condizione per la felicità. E la felicità è la condizione per la creatività di cui abbiamo bisogno per
trovare soluzioni.

 

La strada della politica

La produzione di cibo regge un sistema che ha decine di satelliti e che sono a loro volta al centro di
ulteriori orbite. Un esempio, per capire quanta strada abbiamo fatto: nel 1986 non esisteva la
parola biodiversità, “nata” nel 1992, con la prima Conferenza di Rio de Janeiro. Ma nel 1989
lavoravamo a Osterie d’Italia: era salvaguardia della biodiversità. Quando poi la parola c’è stata,
l’abbiamo accolta e siamo cresciuti con lei. Oggi abbiamo tanti progetti a difesa della biodiversità:
i Presìdi, l’Arca, gli Orti, i Mercati della Terra, Terra Madre, i Granai della Memoria. Ma anche la
semplice “cena a tema” è, consapevolmente, strumento di tutela della biodiversità del pianeta.

 

La strada dell’associazione
Da zero a 33.229 soci (al 31.12 2013) in 28 anni. Quello che è iniziato come un comune sentire non troppo descritto, è oggi politica. Questo siamo e anche a questo siamo arrivati per una strada che non c’era: quella del piacere. Quando viene riconosciuto come diritto, il piacere diventa politico. Perché un diritto è di tutti, altrimenti è un privilegio.

 

La strada del volontariato
C’è un corpo associativo volontario che ogni giorno, in ogni angolo del globo, lavora per cambiare
il mondo; e gli uffici di Bra hanno gli stessi obiettivi dell’associazione. È questo uno dei più
importanti impegni che prendiamo: fare in modo che la nostra associazione, il sistema di srl,
l’Università, si assomiglino sempre di più.

 

Come siamo e con chi viaggiamo
Slow Food Italia, come Alice nel Paese delle Meraviglie, è piccolissima o grandissima a seconda di
quello che guarda, fa, progetta, di chi si trova accanto.

 

Alice è troppo piccola
I problemi con cui ci dobbiamo misurare sono enormi: il sistema del profitto di pochi che rapina
risorse ambientali di tutti, creando fame, negando diritti, salute pubblica, ambiente, futuro,
bellezza. Per questo dobbiamo tessere alleanze. È questo il senso del percorso internazionale
precisato nel documento “La centralità del cibo”. Abbiamo declinato l’idea di sostenibilità in
sostenibilità economica, ambientale, sociale e l’abbiamo intrecciata con le idee di qualità e di
piacere. Questo sistema si regge grazie alle connessioni che vigono nel mondo del vivente.

 

Alice è troppo grande
Alice-Slow Food Italia è troppo grande per non avere chiari i suoi valori: il piacere, la convivialità,
la fraternità, il volontariato inteso come piena realizzazione civica e non come supplenza a mancanze istituzionali, la diversità, la curiosità, l’ascolto, la libertà, la trasparenza, l’accoglienza, il dubbio, la ricerca della bellezza e della felicità. Troppo grande per passare inosservata: gli inciampi, gli errori vengono immediatamente visti. Per questo anche il nostro rapporto con le aziende deve essere un rapporto adulto. L’unico criterio che ci possiamo dare è quello della trasparenza affinché sia semplice capire da dove e a che titolo ci arrivano le risorse economiche e come e a che titolo vengono utilizzate.

 

Territori
Dobbiamo continuare a dare sostanza all’affermazione che la nostra unità di base è la condotta.
Sono le condotte, e dunque la prima alleanza, quella tra i soci e le comunità del cibo, a reggere
l’intero design della nostra associazione. In questo quadro s’inserisce l’idea di creare l’Assemblea
delle regioni, per sartorializzare idee, iniziative, soluzioni, disegnare i contenuti adattandoli ai
contorni locali.

 

Giovani
I giovani non sono solo i giovani soci, ma anche i futuri operatori del settore agroalimentare:
quelli che vogliono dedicarsi a mestieri, che rischiavano di scomparire e che vanno supportati, e
quelli che mettono a disposizione di questo mondo mestieri nuovi.

 

Produttori
Bisogna andare dai produttori: per censire quelli bravi e sostenibili, per aiutarli a difendersi e a
resistere; ma dobbiamo andare anche da quelli che ancora bravissimi non sono, per
accompagnarli nel loro cambiamento; e da quelli che al cambiamento ancora nemmeno ci
pensano, per vedere se, incontrando per la strada qualcuna delle nostre parole chiave, non si
mette in moto un meccanismo virtuoso, di riflessione sul senso del loro lavoro.

 

Imprese dell’agroalimentare
Dobbiamo continuare a rivolgere la nostra attenzione alle imprese dell’agroalimentare, anche a
quelle grandi. Il pezzo di mondo che vogliamo cambiare si chiama anche con i loro nomi. Non
possiamo non toccare il pezzo di mondo che vogliamo cambiare.

 

Università
Slow Food Italia vuole andare anche nelle Università, e visto che Slow Food Internazionale è,
anche, un’Università di Scienze Gastronomiche, il compito è facilitato.
Istituzioni
La nostra voce è ormai forte, bisogna solo imparare come lavorare in situazioni così diverse da
quelle a cui siamo abituati. E contare su un’autonomia economica che non distorca quel rapporto

 

Comunicazione
I mezzi di comunicazione vanno usati tutti. La nostra potenza di comunicazione in questo
momento è già notevole, ma risiede quasi tutta nel livello nazionale e internazionale. Dobbiamo
potenziare i livelli locali.

 

Slow Sud
Slow Food Italia appartiene anche ai tanti immigrati che hanno scelto il nostro Paese per vivere,
per lavorare, spesso per costruire nelle aziende agricole, quel made in Italy di cui andiamo tanto
fieri.

 

Non solo agroalimentare
Occorre raccontare al mondo del tessile, dell’edilizia, dell’informatica, della carpenteria,
dell’ingegneristica, della ricerca, che le loro attività hanno conseguenze sul cibo.

 

Il fatto e il da farsi 

Avere tutti questi interessi non deve sgomentare: non siamo chiamati tutti a far tutto e a sapere tutto. Siamo liberi di scegliere la nostra strada, di collegare alcuni dei puntini sul foglio per dar luogo a un disegno che sarà il nostro.

La conoscenza come energia rinnovabile

L’elemento educativo-didattico-formativo precede e fonda tutto il nostro operare.  Se entriamo in quest’ottica saremo, come amava dire Alex Langer, «più lenti, più leggeri, più profondi». La conoscenza, l’informazione, la formazione, a tutti i livelli sono strumenti di democrazia.

L ’ A G E N D A


2014
Avremo un Salone del Gusto-Terra Madre politicamente più visibile che mai e nel quale saremo
chiamati ad assumere pienamente il nostro ruolo politico.È un anno chiave anche dal punto di vista dei contenuti e delle grandi battaglie:
– la difesa delle produzioni di qualità, anche, ma non solo, dalle contaminazioni da ogm, la tutela
dei diritti del consumatore, della salute pubblica, del paesaggio e dell’agrobiodiversità sono solo
alcuni dei fronti ormai aperti e che richiedono quasi quotidianamente il nostro intervento;
– la nuova normativa sulle sementi: sulle sementi si gioca il futuro dell’alimentazione del pianeta,
della dignità del lavoro agricolo e della sovranità alimentare del nostro continente;
– è l’Anno internazionale dell’agricoltura familiare e questo tema sarà il cuore del nostro
appuntamento torinese in ottobre. Ma sarà anche l’occasione per portare nei nostri territori la
riflessione su cosa intendiamo per agricoltura di qualità.

 

2015
Sarà l’anno dell’Expo di Milano. Dal 1° maggio al 31 ottobre, Milano diventerà la capitale
mondiale della riflessione sul futuro del cibo e dell’agricoltura: come si garantisce un futuro di
cibo sostenibile a questo pianeta sempre più affollato?

 

2016
Trent’anni di Slow Food Italia nell’anno del Congresso Internazionale. Dovremo contribuire al
disegno delle linee guida per il successivo mandato della direzione di Slow Food Internazionale
beneficiando del nostro saper essere laboratorio di pensiero e di pratica, a favore di tutto il
sistema.

 

2017
Quali obiettivi ci diamo dunque per fine mandato? Alcuni misurabili, come l’aumento del numero
dei soci e – soprattutto – una loro migliore distribuzione sul territorio nazionale. È uno dei crucci
e dei paradossi di Slow Food Italia, essere quantitativamente più debole proprio nelle aree più
rurali del Paese. È nel Centro-Sud che le potenzialità sono ancora intatte ed è lì che dobbiamo
rinnovare entusiasmi e accettare le sfide della comunicazione. Altri obiettivi sono meno facili da conteggiare, ma non per questo meno percepibili: il consolidarsi del nostro ruolo di orientatori di opinione pubblica e di lobbisti virtuosi presso i centri di potere; l’aumento del tasso di partecipazione e comunicazione interna; l’aumento della flessibilità degli strumenti operativi al servizio dell’associazione nei territori; la pratica disinvolta degli strumenti e delle modalità di democrazia associativa; la razionalizzazione e riorganizzazione del nostro modo di lavorare in sede nazionale; la maturazione e la crescita del nostro ruolo nell’ambito di Slow Food Internazionale.

 

2018
La prima parte del 2018, ultimi mesi di questo mandato, dovremo dedicarla ai consuntivi. Avremo creato, nel corso della prima parte del mandato, piani di lavoro a tanti livelli, ma anche piani di crescita culturale, relazionale, politica e associativa.

 

In chiusura
La lentezza è la condizione per il cambiamento duraturo. Abbiamo fatto tanta strada verso il
nostro obiettivo. Ne abbiamo fatta così tanta grazie alla nostra lentezza, possiamo farne ancora
grazie alla nostra memoria.
Il sistema economico e produttivo che oggi prevale ha bisogno di velocità e di oblio. Se qualcuno
rallenta il meccanismo si inceppa e inizia la rivoluzione. Nella Storia di una lumaca che scoprì
l’importanza della lentezza, Sepúlveda racconta che la protagonista, all’inizio inconsapevole di sé,
non ha un nome. Incontra la tartaruga Memoria, ed è lei, Memoria, che dà un nome alla lentezza.
E la chiama Ribelle.
Sintesi del programma congressuale della lista n° 2 a cura della lista stessa.

Il programma completo è scaricabile e consultabile sul sito www.slowfood.it

Scaffidi

CINZIA SCAFFIDI

Presidente Nazionale

Nata a Gioiosa Marea (Messina) il 15 maggio 1964, dal settembre 1965 vive a Bra, in provincia di
Cuneo. Si è laureata a Torino in Filosofia con indirizzo storico. Nel 1992 inizia la collaborazione
con Slow Food come redattore capo della rivista spedita ai soci italiani. Nel 1999 passa a
coordinare la redazione del sito web; dal 2000 al 2003 ha avuto in carico il coordinamento del
Premio Slow Food per la tutela della biodiversità; dal 2004 è nel gruppo di coordinamento di
Terra Madre. Nel 2005 ha creato, in seno a Slow Food, il Centro Studi, l’ufficio che ancora oggi
dirige. Con Slow Food Editore ha pubblicato, nel 2007, in collaborazione con Silvio Greco, Guarda
che mare. Come salvare una risorsa; nel 2008, in collaborazione con Stefano Masini, Sementi e
diritti. Grammatiche di libertà. A fine febbraio 2014 esce il suo terzo libro per Slow Food Editore,
Mangia come parli. Come è cambiato il vocabolario del cibo. Ha fatto parte del Consiglio
Internazionale di Slow Food, e dal 2010 del Consiglio Nazionale e della Segreteria Nazionale.
Insegna Interdisciplinarità della Gastronomia presso l’Università di Scienze Gastronomiche.

cicci

LAURA CIACCI

Segretaria Nazionale

Nasce il 4 ottobre 1964 a Milano, si trasferisce a Roma nel 1974 e dal 2001 risiede a Poggio Nativo
(Rieti). Dopo il liceo linguistico ha studiato Antropologia Culturale alla facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Nel 1998 decide di entrare in Wwf come
responsabile della comunicazione, assumendo poi la responsabilità del marketing fino al 2004. È
l’anno dell’incontro con Terra Madre. Dal 2005 è socia attiva di Slow Food e nel marzo 2010
diventa fiduciaria della condotta di Rieti. A fine 2010 lascia il Wwf non condividendone più
alcune linee.

greco

SILVIO GRECO

Vice Presidente Nazionale

Nato a Vibo Valentia il 26 febbraio del 1957, dal 2000 vive a Firenze e lavora a Roma. Si è laureato in Scienze Biologiche con indirizzo oceanografico, materia che ha insegnato dal 2001 al 2004 all’Università Federico II di Napoli. Nel 2004 lascia Napoli per accettare l’incarico di docente di Controllo delle produzioni agroalimentari all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Dal 2004 è in Slow Food, prima come fiduciario della condotta di Vibo Valentia, poi come presidente regionale della Calabria, quindi come consigliere nazionale, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish, membro del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Slow Food per la Biodiversità e responsabile area ambiente di Slow Food Italia.

mele

FRANCESCO MELE

Vice Presidente Nazionale

Nato a Catanzaro il 13 maggio 1975, ha vissuto a Prato dall’età di 2 anni, trasferendosi a Torino di
recente. Si è laureato in Psicodinamica, all’interno del corso di laurea in Psicologia dello Sviluppo
e dell’Educazione. Nel 2008 ha iniziato la sua collaborazione con Slow Food, prima come autore
del libro Il cioccolato. Diario di un lungo viaggio (Slow Food Editore), poi come esperto di gioco e
comunicazione ludica. Oggi, all’interno di Slow Food Italia, è responsabile del programma di lotta
agli sprechi alimentari; collabora con il settore Educazione per il progetto “Spunti e spuntini”; è
inoltre referente per l’educazione di Slow Food Piemonte e fa parte del comitato di condotta di
Slow Food Torino.

rubino

DANIELA RUBINO

Vice Presidente Nazionale

Nasce a Milano il 13 febbraio 1959, da padre pugliese e madre milanese. Si è laureata in
Giurisprudenza all’Università Statale di Milano. Avvocato iscritta all’Albo dal 1992, si è
specializzata prima in Diritto tributario, poi in Diritto della famiglia, campi nei quali tuttora
svolge l’attività professionale. Da socia di Slow Food, agli inizi del 2000 inizia a essere sempre più
presente e operativa quale volontaria nella condotta di Milano, per la quale – per un breve
periodo – ha svolto anche il compito di fiduciaria. Dal 2010 è parte del Consiglio Nazionale, dal
2012 della Segreteria Nazionale e del Consiglio Internazionale. È spesso incaricata di
rappresentare l’associazione in incontri, convegni e iniziative divulgative.