Programmare il futuro

di Gaetano Pascale

In seguito al Congresso nazionale, abbiamo il piacere di pubblicare il primo messaggio del nuovo presidente di Slow Food Italia ai soci: le sue considerazioni su quanto accaduto a Riva del Garda, ma anche e soprattutto i piani futuri. Gli diamo il benvenuto su queste pagine

Il Congresso nazionale di Riva del Garda ci consegna un’associazione più che mai viva e dinamica, capace di prendersi cura delle persone e delle loro idee, in equilibrio tra visionarietà e pragmatismo. Elementi che – come ha evidenziato Carlo Petrini inaugurando i lavori – sono la metodologia e la chiave di lettura di tutto il nostro cammino associativo. Gli interventi dei delegati hanno plasmato un Congresso di straordinario valore politico, fatto di analisi lucide e complete su tutti i temi cari alla nostra associazione, a dimostrazione di una maturità ampiamente raggiunta dall’intera base dei soci. In realtà, questa vitalità era stata già messa in luce nei Congressi di condotta e in quelli regionali, mai così sentiti e partecipati, segno incontrovertibile che ciascun socio di Slow Food intende portare il proprio contributo, senza distinzione tra attivisti, comitati di condotta, fiduciari o presidenti regionali. E di questa crescita va dato il giusto merito allo straordinario dialogo intessuto con i territori nel corso degli anni in cui siamo stati guidati da Roberto Burdese.

Un emozionato Gaetano Pascale tiene
il suo primo discorso immediatamente
dopo l'elezione


Negli ultimi tempi, inoltre, ha senza dubbio giovato in tal senso anche la presenza di due candidature alternative alla guida dell’associazione, che ha indotto, nei soci prima e nei delegati poi, la necessità di approfondire i punti salienti dei due programmi e, nel contempo, di riflettere su tutto quanto Slow Food oggi rappresenta. Ma su questo fronte il messaggio che ci consegna l’esito congressuale è molto chiaro: il confronto fra le due proposte è terminato, la scelta per i prossimi quattro anni è stata effettuata e si va avanti tutti insieme nella direzione indicata. Le giornate di Riva del Garda ci hanno offerto una percezione reale della misura dell’autorevolezza che Slow Food riveste nei confronti delle istituzioni e dei loro rappresentanti. A cominciare dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, che ha esordito dichiarando: «Voi di Slow Food esprimete un pezzo formidabile dell’impegno di questo Paese».

Non da meno, i nostri temi sono nell’agenda di tante altre organizzazioni che a noi guardano con interesse. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel suo intervento ci ha esortato: «Noi siamo qui per riflettere insieme, per unire i nostri pensieri, le nostre esperienze, i nostri vissuti, perché abbiamo bisogno di giustizia, di dignità, di lavoro». E, dopo avere riflettuto sui passi già compiuti, ha aggiunto: «Stiamo insieme con la capacità di riconoscere il bene che c’è attorno a noi per valorizzarlo, promuoverlo e sostenerlo. Anche voi siete un segno concreto di questo bene a partire da quella meraviglia di Terra Madre, perché la terra è la madre che ci dice che cosa è la speranza. C’è un grande bisogno di speranza e noi dobbiamo essere un segno di speranza curando tra noi alleanze e fiducia, stupore e accoglienza reciproca. Speranza è la consapevolezza che solo unendo le forze degli onesti la richiesta di cambiamento diventa forza di cambiamento».

Sappiamo dunque che non siamo soli nell’affrontare la rivoluzione del cibo (e col cibo) e, per questo, dobbiamo sentire ancora una volta in noi uno slancio d’azione rinnovato per i prossimi quattro anni, i quali richiedono tutto il nostro impegno per adeguare il nostro modello organizzativo alle sfide che ci attendono. In prima istanza, non possiamo e non vogliamo disattendere la richiesta di condivisione delle scelte con gli organismi dirigenti a tutti i livelli territoriali. Per questo motivo, la Conferenza delle Regioni, novità statutaria e sostanziale nella nuova organizzazione uscita dal Congresso, deve diventare il luogo di scambio delle esperienze fra le strutture territoriali e l’elemento di raccordo per rendere coerenti i processi decisionali fra i vari livelli. Sappiamo che il bacino di Sappiamo dunque che non siamo soli nell'affrontare la rivoluzione del cibo (e col cibo) e, perquesto, dobbiamo sentire ancora una volta in noi uno slancio d'azione rinnovato per i prossimi quattro anni soci dal quale possiamo attingere è molto fertile di idee e di energie: proprio per questo interpelleremo sempre di più le condotte e i consigli regionali per definire con loro quali vie d’azione intraprendere, su quali punti focalizzare la nostra attenzione, in quali territori addentrarci perché Slow Food Italia è – e dovrà essere sempre più – la nostra casa comune, quella dove far confluire quanto di “buono, pulito e giusto” c’è nelle nostre realtà locali. Ma gli impegni che saremo chiamati a mettere in campo partono dal nostro guscio e guardano al mondo intero. Il sostegno all’agricoltura familiare, che oggi costituisce l’ossatura della rete di Terra Madre, deve essere in cima alle nostre priorità: l’agricoltura familiare è un modello che deve diventare, anche grazie al nostro impegno, la spina dorsale della produzione alimentare, affinché questa diventi sostenibile e responsabile. Una sfida che, per essere vincente, non può essere solo italiana ma planetaria e che richiede pertanto un coinvolgimento della nostra rete mondiale. L’altra faccia della medaglia è il superamento degli attuali modelli di consumo alimentare a favore di sistemi di produzione locali e diffusi: non accetteremo più che il cibo sia nelle mani di un potere oligarchico, gestito da pochissimi colossi economici che regolano il destino alimentare del pianeta. Ed è questo il tema centrale che vogliamo portare all’Expo 2015. L’appuntamento che vivremo a Milano non sarà per noi una mera vetrina commerciale, bensì l’occasione per mettere al centro i problemi legati alla sovranità alimentare a ogni latitudine del globo.

Se riusciremo a far diventare il mondo di Terra Madre il nostro riferimento per la spesa alimentare quotidiana, allora possiamo stare certi che raggiungeremo a cascata tutti gli altri obiettivi. Sono le comunità di Terra Madre, infatti, che ci forniscono le parole chiave del nostro impegno: biodiversità, l’unico serbatoio dal quale possiamo attingere se vogliamo impedire che gli Ogm prendano il sopravvento sulla coltivazione degli ecotipi locali; legalità, con l’allontanamento delle mafie dalla produzione e dai mercati dei beni alimentari; salvaguardia del paesaggio, per consentire a chi lavora la terra, attraverso lo “Stop al consumo di suolo”, di agire senza il timore che la cementificazione selvaggia lo sovrasti; benessere animale, che ci tocca in tutte le declinazioni del nostro concetto di cibo “buono, pulito e giusto”; cura dei beni comuni, a cominciare dall’acqua, risorsa sempre più scarsa che nei modelli di agricoltura intensiva diventa un fattore per forzare le produzioni. Potremo però realizzare tutto questo solo se non dimenticheremo il principio alla base del nostro “essere slow”: il diritto al piacere. Un piacere che deriva anche dalle cose che facciamo e da come le facciamo, dai buoni sentimenti che proviamo nei confronti dei nostri compagni di viaggio e dalla capacità di trasmetterli. Ma soprattutto un diritto universale che troverà pieno riconoscimento solo se il miliardo di persone oggi sottonutrito potrà condividerlo con noi. Viva Slow Food! Viva Terra Madre!