Se avanzo mangiatemi

di di Eugenio Signoroni

Comieco, De Lucchi e Slow Food insieme per combattere lo spreco quotidiano nei ristoranti

“Doggy Bag-Se avanzo mangiatemi” è l’iniziativa creata da Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) in collaborazione con Slow Food e con lo studio De Lucchi di Milano per incentivare e promuovere, anche in Italia, l’utilizzo di doggy bag, il contenitore che consente di portare a casa con sé ciò che si è avanzato al ristorante. Per farlo si è chiesto a quattro designer (Giulio Iacchetti, Matteo Ragni con Chiara Moreschi e Francesco Faccin) di disegnare tre contenitori per cibo e vino e a quattro illustratori di decorarli. Il risultato sono degli stupendi oggetti d’autore, perfetti per contenere gli avanzi e da utilizzare per portare il pasto in ufficio o per regalare qualcosa a un amico, una volta che il loro compito è terminato. Per capire meglio come sia nata e come si sia evoluta questa iniziativa abbiamo intervistato Michele De Lucchi, che con il suo studio ha da subito sostenuto il progetto.

ES – Come nasce la collaborazione con Comieco su questo progetto così ambizioso?
MDL – Il progetto è il frutto dell’amicizia che mi lega ad Andrea Kerbaker (umanista, con De Lucchi coordinatore del progetto, ndr). Ci siamo seduti a riflettere su come sarebbe stato opportuno affrontare questo tema senza avere in mente una matrice definita. Quello che volevamo riuscire a fare era rendere più semplice per i clienti chiedere di portare via ciò che si è avanzato a tavola, una pratica molto diffusa all’estero, ma che da noi trova ancora non poche resistenze, soprattutto da parte del pubblico. L’altra questione era ovviamente cosa potesse fare Comieco, che nel riciclo ha sempre avuto un ruolo centrale, per sottolineare la propria posizione relativamente ai temi della sostenibilità e della lotta allo spreco alimentare. Da qui l’idea di pensare a un contenitore per gli avanzi che potesse essere innanzitutto bello e quindi desiderabile. E per disegnare e rendere piacevoli queste “scatole” abbiamo pensato di coinvolgere quattro importanti designer italiani e altrettanti illustratori

ES – Secondo quali criteri sono stati scelti disegnatori e designer che hanno partecipato a questa iniziativa?
MDL – Non sapevamo bene chi portare a bordo. Prima abbiamo pensato ad alcuni architetti, il loro ci sembrava un profilo adatto. Poi, invece, più riflettevamo sul tema da svolgere più ci siamo convinti che dovevamo coinvolgere alcuni designer, la cui figura è più duttile. Il designer poteva certamente darci lo strumento giusto per svolgere questo gesto, ma da solo non poteva riuscire a raccontarlo. Per noi, infatti, era importante dare a questi oggetti un valore simbolico. Portarsi via il cibo che si è avanzato in Italia è considerato qualcosa di cui vergognarsi. Ed ecco che pensiamo a coinvolgere gli illustratori che con la loro carica di ironia possono alleggerire il tema trattato. Credo che il risultato ottenuto risponda davvero molto bene a queste esigenze.

ES – Crede che questa operazione possa essere replicata anche in altre nazioni?
MDL – Credo che la tematica dello spreco alimentare sia centrale per il futuro e che il riutilizzo degli avanzi sia un primo passo che va approfondito anche in quelle nazioni che hanno più dimestichezza con questa pratica. Nessuno prima d’ora aveva mai dato un ruolo di contemporaneità a questo gesto come invece abbiamo voluto fare noi. Fare un oggetto bello e divertente permette di facilitare il fatto che se ne parli. Questo era anche il nostro obiettivo. Certamente per il futuro il lavoro da fare è tantissimo. Questi temi possono essere affrontati solo con grande organizzazione oltre che con generosità.