Seminiamo il futuro

Cosa vuol dire declinare il Buono, Pulito e Giusto nella quotidianità

di Gaetano Pascale

Rendere felici le persone dovrebbe essere il primo obiettivo di ogni società. La ricerca della felicità però richiede che siano soddisfatti alcuni prerequisiti, ovvero diritti fondamentali e irrinunciabili alla base della vita umana e sociale come l’acqua, il cibo, l’aria pulita, la libertà. Quando Slow Food parla di diritto al piacere quale elemento alla base della visione associativa, è esattamente questo che intende.  A troppe persone il diritto al piacere viene oggi espropriato da una società sempre più individualista e proiettata verso una materialità sproporzionata che garantisce il superfluo a pochi e nega il necessario a tanti. Eppure, in una famiglia sana, nessun padre comprerebbe l’automobile per uno solo dei propri figli senza essersi prima assicurato che ci sia cibo a sufficienza per tutti gli altri componenti. È evidente invece come la necessità  di garantire a ogni abitante del pianeta i diritti fondamentali alla sussistenza non sia la prima preoccupazione dei governi. A partire dall’accesso al cibo, diritto sancito universalmente sin dal 1948 con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che, all’articolo 25, recita: «Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari».

È giunto dunque il momento di porre l’accesso al cibo al primo posto delle rivendicazioni sociali. In particolare, noi di Slow Food siamo chiamati all’impegno di declinare il Buono, Pulito e Giusto nella quotidianità, con particolare attenzione a quanto finisce ogni giorno sulle nostre tavole. I recenti rapporti dell’Istat attestano una diminuzione della spesa alimentare delle famiglie italiane: mensilmente si passa dai 468 euro investiti nel 2013 ai 461 del 2014, con un consumo di carne pari al 3,2% in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che potrebbe apparire anche come segno di un consumo consapevole indirizzato alla maggiore sostenibilità delle scelte d’acquisto, se non fosse incrociato con l’aumento esponenziale della spesa nei discount, simboli del cibo low cost e senza identità. I problemi, di certo, non sono di facile risoluzione e richiedono evidentemente un’impostazione complessiva dell’analisi e delle politiche messe in campo molto diversa da quella attuale

È giunto il momento di porre l’accesso al cibo al primo posto delle rivendicazione sociali

soffermare sulle questioni direttamente legate al cibo, è evidente che bisogna agire principalmente in due direzioni. La prima è legata alla realizzazione di modelli di produzione più diffusi, sia dal punto di vista geografico sia dal punto di vista delle dimensioni aziendali. Un nuovo orientamento di mercato che privilegi la produzione di piccola scala, magari anche grazie a politiche economiche più attente verso la piccola e media impresa agroalimentare, porterebbe il cibo ad avere maggiore identità e, nello stesso tempo, ci condurrebbe verso una accresciuta disponibilità reale di cibo buono pulito e giusto. Abbiamo dunque bisogno di una nuova visione dell’agricoltura, della pesca e dell’artigianato alimentare.

La seconda azione da mettere in campo riguarda invece la necessità di arrestare l’avanzata dei food desert, ovvero di quei luoghi, come le metropoli, dove si è persa la capacità di produrre e vi è pertanto una condizione di assoluta dipendenza dai sistemi alimentari. In questo senso potrebbero svolgere un ruolo di primaria importanza gli orti urbani e i progetti di educazione al consumo sin dalle scuole, punti cardine dell’educazione del gusto messa in campo da Slow Food e finalizzata a fornire gli strumenti giusti per compiere scelte consapevoli.

Per realizzare quanto auspichiamo dobbiamo però essere attori consapevoli del mondo in cui viviamo. Dobbiamo cioè prendere atto che l’accresciuta autorevolezza di Slow Food ci impone l’assunzione di nuove responsabilità a tutti livelli, a cominciare dalle Condotte che sono – e dovranno essere – le prime interpreti di questo messaggio attraverso tutte le iniziative messe in campo. Dobbiamo renderci conto che mai come in questo momento molti guardano a Slow Food come a un modello e pertanto i nostri comportamenti possono influire significativamente sull’impostazione di nuovi schemi alimentari che siano in grado di generare solidarietà, equità e benessere in modo sicuramente più diffuso rispetto alla situazione attuale.

È per lanciare a tutti questo messaggio che abbiamo scelto di dedicare lo Slow Food Day del prossimo 18 aprile al cibo quotidiano. Lo abbiamo scritto nel programma operativo del documento congressuale “Seminiamo il futuro”: «La vera scommessa dei prossimi anni, il nodo strategico che dobbiamo sciogliere sta tutto qua: il cibo buono, pulito e giusto deve diventare il cibo quotidiano di una crescente fascia di popolazione. Operare ovunque perché Terra Madre, con la sua rete e i suoi approcci, sia la soluzione alla crisi, economica-sociale-culturale, dei territori».