Senza confini

rete sociale, rete politica
per il suolo

di Alessandro Montarino

Il coordinatore nazionale del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio fa un bilancio di tre anni di lavoro. “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” è uno degli esperimenti più interessanti di costituzione di una rete libera e informale, stretta attorno a un obiettivo comune, che Slow Food ha contribuito a creare e alimentare in questo tempo. Le energie che si sono sprigionate erano impensabili all’inizio e la capacità di portare il tema dello stop al consumo di suolo libero e fertile nelle stanze della politica è già una delle più importanti vittorie. Un agire nuovo, democratico, incisivo, quasi a fari spenti

I geografi sono fortunati e forse non lo sanno. La loro materia di studio contempla infatti riferimenti oggettivi, riconosciuti da tutti: i confini. Se, invece, volessimo domandarci quali sono i confini tra territorio e paesaggio, tra suolo e agricoltura, tra alimentazione e salute – cioè dove finisce l’uno e dove inizia l’altro – eccoci sprofondare nella terra dell’incertezza e, spesso, della percezione individuale. Ovvio che i confini esistano anche tra questi elementi, ma si tratta di una linea di demarcazione così impalpabile che solo l’occhio dell’esperto può riuscire con facilità a decifrarne il frammento. Non è, quindi, un caso che soggetti attivi in ognuno di questi settori si siano ritrovati perfettamente d’accordo, consci delle loro diversità come delle loro similitudini, nel definire un grande obiettivo che riguarda la difesa del territorio e la salvaguardia del paesaggio nazionale (o, per meglio dire, dei paesaggi). Stiamo parlando del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, più noto forse come “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, in virtù di quella sua campagna nazionale così denominata che da oltre due anni e mezzo ha trasformato il grido di tanti soggetti – individuali e collettivi – in un unico chiaro messaggio. Una sorta di monito a non proseguire nel grave errore di considerare il consumo di suolo come un aspetto di importanza secondaria, un appello a prendere atto di una situazione di assoluta emergenza che non consente indugi, trascuratezze, disattenzioni. Questa era, nella primavera del 2011, la base di partenza da cui il Movimento nazionale Stop al consumo di territorio e Slow Food Italia muovevano i passi per un invito generale a riunirsi in virtù di un obiettivo comune. Invito immediatamente raccolto da migliaia di soggetti che, nell’ottobre dello stesso anno, si diedero appuntamento a Cassinetta di Lugagnano (primo Comune d’Italia ad avere approvato un piano urbanistico “a crescita zero”) per costituire questo forum nazionale.

Non è facile spiegare che cos’è un forum a chi non è ancora abituato a rapportarsi con un soggetto così particolare, cioè un’aggregazione che non è un’associazione né la summa di tante diverse associazioni, ma è un attore politico che attrae competenze diverse e sensibilità non sempre identiche. Un attore dotato di un comune denominatore, cioè un obiettivo ben delineato e da tutti individuato e condiviso. Una Rete. Una Rete sociale. Una grande Rete sociale. Grande perché oggi Salviamo il paesaggio è formata da ben 993 organizzazioni (97 associazioni nazionali e 896 tra comitati e associazioni locali), molto variegate tra loro. Contempla tutte le associazioni ambientaliste nazionali e centinaia di gruppi che agiscono in difesa di specifici territori. Ma questa componente “ambientalista” non sarebbe sufficiente per rendere di spessore l’esistenza di un forum nazionale orientato all’autentica salvaguardia del suolo e del paesaggio italiano: infatti molte altre sono le componenti che integrano e ampliano le sue conoscenze e l’intera visione. In primo luogo le associazioni fra enti locali: realtà come le Reti del Nuovo Municipio e dei Comuni solidali, le associazioni dei Borghi autentici d’Italia, dei Comuni virtuosi, delle Città Slow, delle Città del vino, della nocciola o della Terra cruda. Poi le rappresentanze del mondo agricolo: la fondazione Campagna Amica della Coldiretti, le Donne in campo della Cia, l’Agriturist di Confagricoltura, l’Aiab e decine di organizzazioni del comparto biologico/biodinamico e delle piccole attività contadine. Molti soggetti che esplorano strade di economia “diversa”, come il Movimento per la decrescita felice, il Centro nuovo modello di sviluppo, la rivista Altreconomia.

Salviamo il paesaggio ha raccolto la disponibilità di tutte le sue componenti a costruire un metodo collettivo di analisi, elaborazione e decisione fortemente basato sugli strumenti telematici

Associazioni nazionali che si occupano di promuovere il turismo e la partecipazione culturale, come l’Arci e il Touring club italiano. E centinaia, migliaia di professionisti nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, dell’agronomia, della pedologia, della pianificazione del territorio e del paesaggio. E ancora comunicatori, divulgatori, docenti universitari, ricercatori, ingegneri, geometri. Una Rete sociale fa politica, termine che oggi sembra essere a valenza negativa e dovrebbe invece essere l’essenza del nostro stare insieme in forma comunitaria e collettiva. Agisce politicamente nei territori locali e “osa” proporre norme nazionali che orientino le scelte del mercato verso i bisogni reali delle persone e dei loro luoghi. Opera, come detto, con un obiettivo preciso e non conosce mediazioni, non difende posizioni né privilegi perché la sua esistenza è legata a un obiettivo e, come ogni buona Rete sociale, è pronta a sciogliersi una volta raggiunto il risultato prefissato. Soprattutto: non ha leader, non ha organigrammi, non ha portavoce; di volta in volta propone ai tavoli di discussione persone dotate di competenze specifiche. Le migliori competenze. Un forum è dunque, innanzitutto, un luogo di democrazia pura in cui nessuno ha più voce in capitolo rispetto agli altri. Non è una forma di compartecipazione facile da accettare per tutti, in particolare per le organizzazioni nazionali maggiormente strutturate, eppure Salviamo il paesaggio ha raccolto la disponibilità di tutte le sue componenti a costruire un metodo collettivo di analisi, elaborazione e decisione fortemente basato sugli strumenti telematici: mailing list nazionali tecniche e di coordinamento, documenti di scrittura collettiva.

low Food sta affrontando il faticoso percorso del forum sin dall’inizio, con lo spirito di chi sa che il futuro lo si costruisce tutti insieme, giorno per giorno, con la giusta umiltà, perché il mondo sta cambiando e forse è già cambiato e le certezze (sociali ed economiche) di ieri non sono più di riferimento per il domani. E il punto di osservazione scelto dal forum per soppesare la situazione reale del nostro Paese consente di avere chiari i confini da cui avviare riflessione e cambiamento: circa cinque milioni di abitazioni attualmente vuote o sfitte (ma, nonostante questo dato, in ogni comune – non importa la sua dimensione – il piano regolatore in vigore e le sue abituali varianti prevedono nuove espansioni, tanto residenziali quanto produttive), cemento e asfalto che ricoprono – ormai e per sempre – il 7,3 % dell’intera superficie nazionale, un ritmo di consumo di suolo che procede alla media sconvolgente di otto metri quadrati al secondo: ogni giorno, a mezzanotte, se ne sono andati per sempre oltre 70 ettari. E questo capita per 365 giorni all’anno, da oltre cinquant’anni: per la precisione dal 1956. Dati che non permettono deroghe e che hanno spinto Slow Food a un impegno attivo e costante all’interno del forum, contribuendo in modo consistente alle mille piccole questioni gestionali di tutti i giorni, al fondamentale lavoro di comunicazione interna ed esterna, alla stimolazione della costituzione degli oltre 150 comitati locali di Salviamo il paesaggio che già agiscono lungo tutta la penisola, all’elaborazione di una proposta di legge nazionale che determini lo stop alle nuove edificazioni e incentivi il recupero del patrimonio edilizio non utilizzato, oggi abbondantemente disponibile. Senza la volontà e la forza di Slow Food, credo che la propulsione del nostro forum sarebbe stata molto minore. Certamente sarebbero occorsi ben altri tempi per raggiungere il risultato di avere portato in tutti i comuni italiani il dibattito sull’opportunità di revisionare i piani regolatori vigenti secondo l’ottica dello “zero consumo di suolo”, facendolo arrivare anche in Parlamento, dove mai il tema era stato affrontato. Difendere territorio e paesaggio significa anche valorizzare il ruolo dell’agricoltura. La domanda sorge quindi spontanea: abbiamo davvero bisogno di confini?