Slow Lake

di Lorenzo Berlendis

Mare e non solo: dopo i dieci anni di Slow Fish arrivano isole e laghi Slow, con i progetti Isole Slow e Slow Lake: il primo fa parte del patrimonio di conoscenze dei soci Slow Food da qualche anno, mentre il secondo sarà ufficialmente presentato a Genova il prossimo maggio. Sono i due progetti nati in questi dieci anni di Slow Fish grazie all’impegno dell’associazione e che hanno cominciato a propagarsi a partire dalle nostre Condotte attraverso i nodi della rete, in Italia all’estero. Il fine è lo stesso: andare oltre la connotazione geografica, superare la visione dominante che relega isole e laghi a merci di scambio del mercato turistico, valorizzare la cultura materiale e immateriale legata al cibo, ai prodotti e alle tradizioni. Lo sguardo è ovviamente rivolto alle donne e agli uomini che vivono in quei luoghi, amano e accudiscono il territorio, per restituire loro il ruolo di protagonisti, in una parola di comunità. E se il progetto di Isole Slow, dall’arcipelago toscano alle Eolie, dalla Sardegna alle Tremiti, è arrivato a coinvolgere la Croazia e Cipro, Slow Lake muove i propri passi proprio in questi mesi.

Il suo obiettivo è promuovere le caratteristiche che legano tutti i laghi del mondo, come la pesca e le tradizioni gastronomiche, attraverso i soggetti e le realtà che hanno un pezzo di storia da raccontare. Dal piccolo artigiano che costruiva le barche al pescatore, dal produttore agricolo al ristoratore, la rete è potenzialmente molto grande.

La parola chiave è la connessione tra le varie realtà, economiche e non, che operano sul lago e lo rispettano. Un rispetto che significa attenzione all’ambiente circostante, al benessere delle comunità, allo sviluppo culturale ed economico, alla qualità dell’acqua, bene primario, e a tanti altri fattori che possono essere riassunti nella propensione a creare valore in una prospettiva futura. Il primo passo di Slow Lake sarà quindi redigere un manifesto per i soggetti che seguono le buone pratiche e una certa etica nelle loro attività, una sorta di corporate social responsibility da declinare in piccola scala.

In molti laghi, soprattutto quelli di interesse turistico, l’urbanizzazione sta prendendo il sopravvento sulla natura; la frenesia e la deturpazione del paesaggio stanno sostituendo ciò che ha sempre caratterizzato la vita sul lago, ovvero la pace e la tranquillità. Slow Lake vuole opporsi a questo sfruttamento indiscriminato delle risorse e difendere la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Per questo la proposta è di far entrare le comunità che popolano i laghi del mondo nella rete di Terra Madre, per consentire loro di fermarsi un attimo a riflettere su quale direzione intraprendere. Quale ruolo dare a paesi e città, quello di località di vacanza vivaci d’estate ma deserte d’inverno, oppure quello di luoghi in cui scorre linfa vitale tutto l’anno? Molti diranno: queste dinamiche sono dovute alla temperatura, che attrae i visitatori solo quando è caldo e soleggiato, ma il lago non è una località balneare qualsiasi. Vi è ben altro, a partire da un entroterra ricco di risorse. È sbagliato pensare solo alle spiagge e alla tintarella sotto il sole. I laghi meritano di essere valorizzati durante tutto l’anno, indipendentemente dal meteo: la bellezza dei paesaggi e le straordinarie ricchezze che essi custodiscono rimane inalterata, così come le tradizioni.

Vivere la realtà dei laghi in maniera slow e puntare su un modello di sviluppo e turismo sostenibili vuol dire preferire la lentezza della barca a vela al frastuono assordante dei motoscafi che di certo non hanno un’ubicazione idonea nel lago. Senza parlare dell’inquinamento delle acque causato dagli scarichi delle imbarcazioni e dai reflui civili e agricoli. Il lago deve prima di tutto dare il senso di uno specchio di acque limpide, balneabili e sicure, come lo devono dare anche le terre coltivate che lo lambiscono. Una conversione verso metodi più sostenibili di pratica agricola, che richiama i principi del Buono, Pulito e Giusto, porterebbe benefici non solo in termini di salute, ma anche di immagine. La sostenibilità della gastronomia, a partire dal pesce, deriva quindi da come trattiamo il territorio e le acque. Tutti questi elementi influenzano la percezione di qualità da parte del cittadino moderno, sempre più informato, attento e consapevole. L’indiscutibile fascino di questo mondo è rimasto nascosto per troppo tempo, Slow Lake è un’opportunità per riscoprirlo.

A dare il via a Slow Lake sarà il lago di Garda, nella visione di Slow Food non un’entità geografica condivisa fra tre amministrazioni regionali (Lombardia, Veneto e Trentino) ma una comunità, che è semplicemente gardesana. Un habitat comune ricco di eccellenze paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche, di grande vocazione turistica. Rinomato per il suo clima mite e la vegetazione mediterranea tra vigneti e olivi secolari, sul suo territorio si contano numerosi Presìdi Slow Food.