Terra Madre Giovani un bilancio

di Rinaldo Rava

Scegliere di convocare un evento dedicato ai giovani agricoltori e attivisti del cibo è di per sé un atto politico, specialmente nell’anno dell’Esposizione Universale che a questi temi si è legata e dedicata. Il modello con cui il cibo viene prodotto rappresenta infatti una questione profondamente politica perché mette in gioco la nostra idea di mondo e di futuro. Il cibo è ciò di cui tutti hanno bisogno, a ogni latitudine, per essere vivi e per poter condurre una vita degna, e questo è il motivo per cui dal cibo passa anche la giustizia, concetto anch’esso estremamente politico. Il 2015, poi, ha avuto (possiamo parlare al passato visto che si sta chiudendo) e avrà un significato particolare per i temi dell’alimentazione, della nutrizione, dell’ambiente e del futuro della specie umana. Per l’associazione Slow Food, per l’Università di Scienze Gastronomiche e per lo Sfyn rispondere a questi stimoli proponendo Terra Madre Giovani–We Feed the Planet, la grande adunata di contadini e produttori giovani, ha significato sottolineare ancora una volta una posizione chiara, ribadendo in maniera inequivocabile da che parte stiamo. Quello che infatti è stato in gioco e ancora è in gioco, in questa fine di 2015 che vede 195 Stati radunarsi a Parigi per Cop21, per cercare finalmente di intraprendere azioni comuni serie per porre un freno al cambiamento climatico dovuto all’azione umana, è una divergenza tra due modi di vedere il mondo e di conseguenza di considerare l’attività umana e il suo rapporto con il pianeta Terra. Da questo punto di vista Terra Madre Giovani–We Feed The Planet ha affermato con forza che i giovani della rete di Slow Food hanno le idee chiare e sono pronti a farsi sentire e a difenderle ogni giorno, con la pratica quotidiana sui territori, costruendo relazioni, producendo, trasformando, acquistando e consumando il cibo in maniera attenta, consapevole, ragionata e responsabile. I 2500 partecipanti all’evento provenivano da 112 Paesi del mondo ma erano tutti quanti accomunati da una visione alternativa, che è stata condivisa e ribadita poi negli appuntamenti in programma e dunque nelle conclusioni che da questi sono originate. Ma se bastasse affermare un principio, organizzare una conferenza sul tema della sostenibilità, o scrivere un documento di posizione per affermare le proprie convinzioni, forse non ci sarebbe stato bisogno di Terra Madre Giovani.

Ciò che ha fatto la differenza è che i ragazzi e le ragazze che sono venuti a Milano hanno costruito una rete fisica, si sono guardati negli occhi, hanno sentito il suono di lingue differenti, hanno conosciuto pezzi di culture lontane, hanno ampliato la loro visione condividendola con chi, dall’altra parte del mondo, pratica la stessa agricoltura, la stessa pesca, in definitiva la stessa filosofia di vita. All’interno dell’Expo, poi, la moltitudine dei giovani di Terra Madre in marcia lungo il Decumano è stato uno dei momenti più intensi e significativi di tutta l’Esposizione Universale. Slow Food ha riaffermato il senso della propria presenza, sottolineando ancora una volta che l’impegno per la difesa e la promozione dell’agricoltura di piccola scala è al centro dell’attività dell’associazione e che senza questo slancio non possiamo dare futuro al nostro cibo. La rete che a Milano ha mosso i primi passi, come la rete di Terra Madre nata nel 2004, sarà uno strumento potente per il futuro di tutto il movimento, che potrà trarne nuova linfa, nuove idee e nuove pratiche per continuare a lottare per cambiare il sistema alimentare attuale che non funziona. Sono sempre di più, infatti, i giovani che si rendono protagonisti di quelle buone pratiche che in ogni parte del mondo agiscono per un cambiamento che vada verso la sostenibilità ambientale, la giustizia sociale, l’economia partecipativa. È questa la più grande eredità che We Feed the Planet lascia a tutto il movimento per gli anni a venire. Un grande gruppo di giovani che, forse per la prima volta nella storia dell’associazione, si è trovato a partecipare a un momento interamente pensato e strutturato ad hoc, con modalità di interazione e relazione adatte alle esigenze specifiche dei giovani. Già, perché l’evento di Milano è stato anche una palestra di sperimentazione, e i risultati fanno parte del bagaglio di strumenti che Slow Food potrà avere a disposizione da qui in avanti.