Un calendario per gli orti

Steve McCurry ha fotografato per Lavazza le comunità

di Camilla Micheletti

foto di Steve McCurry

«Penso che la parte migliore di essere un fotografo e viaggiare per il mondo sia il fatto di vedere cose sempre nuove e capire come in qualche modo condividiamo tutti la stessa umanità». L’umanità di cui parla il grande fotografo statunitense Steve McCurry è la speranza del futuro: il continente africano, che oggi come non mai ha bisogno di essere difeso e sostenuto dal lavoro di tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta e delle nostre comunità. Questi sono gli Earth Defenders

Slow Food, con Terra Madre, supporta fortemente le realtà africane: il progetto degli orti in Africa nasce nel 2010 e l’importante traguardo dei mille orti in Africa, raggiunto tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, ha dato l’impulso per allargare il progetto e renderlo più ambizioso. L’abbiamo già riportato più volte su queste pagine, anche in questo numero: da mille orti a 10.000. Dall’altra parte c’è un’azienda come Lavazza, attiva in Africa con il progetto ¡Tierra! dal 2002, grazie al quale lavora con le comunità di coltivatori di caffè della Tanzania e dell’Etiopia per condurle verso l’autonomia e aiutarle a migliorare gli standard qualitativi del caffè coltivato. La collaborazione tra queste due grandi realtà, storicamente attiva in diverse forme da quasi un ventennio, si concretizza quest’anno nel Calendario Lavazza 2015, che sarà presentato durante l’edizione 2014 del Salone Internazionale del Gusto di Torino e Terra Madre. Dedicato all’Africa, filo conduttore della presenza di Lavazza al Salone del Gusto, il calendario è realizzato grazie alla partecipazione di un fotografo di fama mondiale come Steve Mc- Curry, apprezzato soprattutto per la sua capacità di aggiungere poesia ed emozione alla rappresentazione della realtà. In ogni scatto i protagonisti sono gli “Earth Defenders” ovvero le persone che ogni giorno difendono con coraggio e dedizione la propria terra e i propri progetti nel continente africano. «Il calendario – afferma Francesca Lavazza – è stato utilizzato dall’azienda come strumento di comunicazione per raccontare i valori di Lavazza in un ambito internazionale. La sua storia è ormai più che ventennale e in questo percorso il calendario è cresciuto e si è evoluto. Adesso ha la possibilità di contenere non soltanto i nostri valori ma anche quelli che condividiamo con i nostri partner. Per l’edizione del 2015, infatti, abbiamo voluto raccontare per la prima volta come le comunità del caffè incontrano le comunità di Slow Food». Per realizzare il progetto Steve McCurry, già reporter ufficiale di ¡Tierra!, si è recato nei Paesi africani e ha fotografato alcuni prodotti tradizionali dell’agricoltura del continente e le persone che dedicano la loro a vita a difenderne la tradizione. «La mia collaborazione con Lavazza – racconta McCurry – dura ormai da oltre dieci anni. Sono stato contattato da Francesca Lavazza per scattare il Calendario Lavazza 2015 ed ero emozionato e onorato all’idea di partecipare a questo progetto, anche perché è stata coinvolta Slow Food, che è un’organizzazione straordinaria. Penso sia stato un modo per rendere onore all’Africa e in modo particolare agli africani con la loro dignità, tradizione e storia. L’ispirazione per il Calendario Lavazza 2015 è stata la tutela dei cibi tradizionali, perché sarebbe un peccato lasciare che queste meravigliose tradizioni scompaiano». Nadia Fatmi e Mohamed Id Taleb dal Marocco, Mayé Ndour dal Senegal, Roba Bulga Jilo, oggi coordinatore di Slow Food Etiopia, John Kariuki, coordinatore del Kenya, Edie Mukiibi, originario dell’Uganda e vice presidente di Slow Food Internazionale, sono alcuni degli Earth Defenders fotografati da McCurry. Oltre a mettere al centro temi d’interesse globale come l’agricoltura familiare, lo sviluppo sostenibile, il sostegno alle aree del mondo che rappresentano il futuro, il calendario dà un volto a queste persone che lavorano quotidianamente per fare in modo che il mondo che hanno immaginato diventi possibile.

Per il Salone del Gusto 2014 saranno stampate e vendute 1000 copie numerate: il ricavato andrà a sostenere la causa dei 10.000 Orti in Africa, integrando le tante donazioni che sono state effettuate dalla grande rete dei sostenitori di Slow Food in tutto il mondo. Il progetto dei 10.000 orti in Africa, che coinvolge 30 Paesi del continente, intende sostenere coloro che si impegnano perché il suo grande patrimonio agricolo e culturale non vada perduto. Una storia emblematica è quella di Samson Kiiru, 27 anni, originario del Kenya. Samson vive in Italia da quattro anni, dove ha frequentato l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo grazie a una borsa di studio. Oggi lavora negli uffici di Slow Food a Bra, ma il suo sogno è tornare a casa, in Kenya, dove la sua famiglia vive e lavora, e applicare le conoscenze apprese in Italia: «L’esperienza che ho potuto vivere in Università e quella che sto vivendo ora a Slow Food hanno profondamente cambiato il mio punto di vista sul mondo agroalimentare nel mio Paese e mi hanno fermamente convinto che la strada intrapresa da Slow Food sia l’unica che possa cambiare l’Africa. In Africa, in particolare nel mio Paese, il Kenya, la maggior parte della popolazione è composta da giovani come me e ora è nostro compito assumerci la responsabilità di decidere il futuro del continente. Presto tornerò in Kenya per unirmi ai referenti di area per promuovere il movimento Slow Food anche in altre nazioni». Per portare avanti l’idea servono strumenti concreti, esperienza e competenze. Per questo la quota che Slow Food chiede per “adottare” un orto (900 euro) non è usata soltanto per comprare zappe, carriole, innaffiatoi e recinzioni ma serve per pagare il lavoro e la formazione dei responsabili africani che devono coordinare le comunità, per garantire borse di studio ai giovani, per formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura, che diventino i protagonisti del cambiamento e del futuro del continente. Possibilità che, in assenza di un sostegno, sarebbe loro negata, per motivi non solo economici, ma soprattutto organizzativi e logistici. «A metà 2010 ho ricevuto una chiamata dall’Università – racconta ancora Samson -, avevano rivalutato la domanda che avevo presentato l’anno precedente. Ho rinnovato alcuni documenti e a metà settembre ho vinto la borsa di studio: ero primo in graduatoria! Ero felicissimo».

La grande forza degli orti in questione è la possibilità di mettere a frutto l’energia e la creatività dei più giovani, recuperando il sapere degli anziani e unendo diverse generazioni e gruppi sociali, come le associazioni di villaggio e quelle scolastiche, le amministrazioni locali e gli enti no profit. Una grande parte del progetto è dedicata ai Presìdi Slow Food, alcuni dei quali sono stati ritratti dalla fotocamera di Steve McCurry assieme agli Earth Defenders. Solo tra i Paesi rappresentati nel Calendario – Marocco, Senegal, Etiopia, Kenia e Tanzania – si trovano 15 Presìdi in attività e tre in via di approvazione, come lo zafferano di Taliouine, il latte di cammella, il sale di canna del fiume Nzoia e il cuscus salato di miglio dell’isola di Fadiouth. Sempre negli stessi Paesi si contano 347 orti, e sono destinati ad aumentare, come la speranza di poter vivere, un giorno, in un mondo dove la sovranità alimentare non sia più un’utopia. Perché un orto è niente rispetto ai grandi problemi che affronta l’Africa ogni giorno. Ma se da un appezzamento di terra siamo passati a mille, se riusciremo ad arrivare a diecimila orti che dialogano tra loro, prima o poi il risultato si farà sentire, come si sentirà più forte la voce di coloro che denunciano lo sfruttamento ambientale, il land grabbing e l’agricoltura intensiva. Un progetto così ambizioso ha bisogno di soggetti che siano pronti a usare la propria forza per diffonderlo e sostenerlo. Il Calendario Lavazza, quindi, è un importante passo, come sostiene Carlo Petrini: «La collaborazione tra Slow Food e Lavazza è ormai quasi ventennale. Abbiamo fatto questo percorso assieme, ovviamente nella specificità dei due ruoli, ma quello che mi pare interessante è notare come da parte anche di un’azienda produttiva e commerciale le tematiche della sostenibilità ambientale, dell’attenzione verso le comunità produttrici, in questo caso produttrici di caffè ma più in generale anche rispetto al mondo contadino, si è così evoluta da farla diventare uno degli elementi distintivi di questa azienda. Ne sono molto felice perché essere compagni di strada in questo momento di crisi planetaria, che è anche una crisi di valori e di paradigmi obsoleti e da cambiare, è una delle cose più importanti. L’essere in compagnia è sempre insostituibile, a tutti i livelli».

Lavazza calendar 2015
Lavazza calendar 2015

photo by Steve McCurry