Verso la Carta di Milano

di Stefano Colmp

Il 7 febbraio il Ministero delle Politiche agricole e Expo 2015 hanno chiamato a raccolta presso l’Hangar Bicocca di Milano 500 esperti con l’obiettivo di gettare le basi della “Carta di Milano”, il documento che l’Expo lascerà in eredità al mondo sul futuro del cibo. Nel sito di archeologia industriale messo a disposizione dalla Pirelli, sono stati allestiti un grande palco e 42 tavoli. Sul palco si sono alternati gli ospiti più importanti e autorevoli, mentre attorno ai tavoli sedevano i 500 esperti, chiamati a discutere delle principali tematiche inerenti il cibo e Expo 2015. Il risultato è stato un grande evento di rilievo mediatico, con tanto di diretta televisiva. La giornata è stata scandita da un’alternanza di sedute plenarie e di sessioni di lavoro ai tavoli: nelle sessioni plenarie, presenze istituzionali di rigore – Pisapia, Maroni, Sala – e interventi di assoluto rilievo. Primo fra tutti papa Francesco, poi l’ex presidente brasiliano Lula, Graziano da Silva, Ermanno Olmi e il nostro Carlo Petrini, i quali hanno fornito degli importanti spunti di riflessione per i lavori. Le conclusioni erano affidate al ministro Martina e al presidente del Consiglio Renzi. Ai tavoli tematici hanno partecipato davvero tutti: la sensazione era un po’ quella di essere a uno di quei party esclusivi del jet set ai quali non si può mancare. Capitava così di trovarsi in coda al guardaroba con la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, di dribblare le hostess nella zona accrediti, in posa per un imperdibile selfie con Fabio Volo, mentre al buffet i camerieri sudavano impiattando sotto lo sguardo di Carlo Cracco. Erano rappresentate ai massimi livelli tutte le categorie: la politica, con il governo al completo per le plenarie, e alcuni ministri ai tavoli, le associazioni di categoria agricole con i loro  vertici, l’industria, con Francesca Lavazza, Paolo Barilla, Katia Bastioli e molti altri, il mondo accademico e il terzo settore, che vedeva, oltre a noi, Oxfam Italia e Save the Children solo per citarne alcuni. Tutti uniti per un obiettivo comune, giungere a un manifesto da sottoporre alla firma di un grande numero di soggetti, sia governativi, sia del settore privato e della società civile; un’assunzione di responsabilità verso la creazione di un sistema alimentare sostenibile in grado di garantire a tutti il diritto al cibo.

A ispirare la platea sono stati in particolare gli interventi di papa Francesco, Carlo Petrini e Lula da Silva, i quali hanno posto con forza al centro dell’attenzione il diritto al cibo, la sostenibilità, la riduzione degli sprechi e la solidarietà.

Papa Bergoglio ha condannato con vigorosa fermezza la mortale iniquità alla base dell’attuale sistema economico. Come essa affami gli uni e uccida gli altri per eccesso di cibo, devastando l’ecosistema. La sua esortazione a tutti, e in particolare a coloro che hanno ruoli di responsabilità, è quella di diventare coraggiosi custodi della terra e dell’ambiente abbandonando sofismi e nominalismi in nome di un agire concreto. La stessa concretezza che ha caratterizzato gli interventi di Petrini e Lula da Silva. Il presidente di Slow Food ha ribadito con forza come il principale problema del sistema alimentare contemporaneo sia l’economia di mercato applicata tout court al cibo; i beni comuni e i diritti fondamentali non possono essere trattati alla stregua di una qualunque merce. L’Esposizione universale, ha proseguito Carlo, dovrebbe essere il momento in cui la città di Milano apre le proprie braccia ai contadini, a chi nutre davvero il pianeta, non soltanto alle ricche aziende con i loro padiglioni e ai turisti che vengono a visitarli. Uno stralcio del suo discorso si può leggere nelle pagine successive. L’ex presidente brasiliano ha invece posto l’accento sull’importanza di prevedere risorse nei bilanci statali per combattere la povertà, per supportare l’agricoltura di sussistenza e i piccoli produttori. Basta garantire ai poveri dignità e diritto al cibo, ha concluso, per scoprire come essi siano la soluzione e non il problema. Anche il direttore generale della Fao José Graziano Da Silva si è espresso in sintonia con gli altri oratori, seppur con i toni più moderati che il suo ruolo istituzionale gli impone.

La Carta sarà il documento che l’Expo lascerà in eredità al mondo

A trarre le conclusioni oltre al presidente del Consiglio Renzi, le cui parole abbiamo ormai ampiamente letto sui giornali, è stato il ministro Martina. Il titolare della delega all’Expo è stato il principale promotore della giornata: l’evento dell’Hangar Bicocca è stato costruito per sottolineare la necessità di porre al centro dell’Expo i temi veri del cibo. Cogliendo lo spunto offerto dalla riflessione aperta da Ermanno Olmi, don Luigi Ciotti e Carlo Petrini (vedi Slow IV/14) sulla necessità di dare un’anima all’Expo, Martina ha detto che l’anima ci sarà se saremo capaci di cogliere la sfida del diritto al cibo, se Milano saprà aprirsi al mondo e trasformare l’Expo in un luogo in cui conoscere e sostenere le buone pratiche agricole nel nome della sovranità alimentare, della biodiversità e della giustizia agricola. Il ministro si è impegnato, infine, a farsi promotore del diritto al cibo come diritto costituzionale, a partire dall’Italia.

Non so se il 7 febbraio sia davvero cominciata Expo 2015 come hanno detto gli organizzatori. Quello che so è che per la prima volta, dall’assegnazione del 2008, si è parlato di cibo e non di turisti, appalti e denaro, e Slow Food ha dato il suo contributo. Carlo Petrini, lungamente applaudito, ha dettato la linea e alcuni di noi hanno partecipato ai lavori portando il punto di vista dell’associazione su alcuni tavoli strategici come quelli su diritto al cibo, sviluppo sostenibile, educazione e biodiversità. Quanto questo lavoro sia stato utile lo capiremo a partire dal 28 aprile, quando la Carta di Milano verrà presentata in una prima stesura e poi il 5 giugno quando, di fronte a tutti i ministri dell’Agricoltura del mondo, sarà illustrato il testo finale da presentare alle Nazioni Unite a ottobre.