Voler bene alla Terra

di Gaetano Pascale

Il cibo è, assieme all’acqua e all’aria, uno dei pochi elementi indispensabili alla vita umana. Per questo motivo, il cibo è un diritto e, in quanto tale, va garantito a tutti.

È evidente che su questa affermazione è piuttosto facile riuscire a riscuotere un consenso unanime. Noi di Slow Food però ci spingiamo oltre: diciamo infatti che non solo bisogna garantire il cibo a tutti ma crediamo che a ciascun popolo e a ciascuna persona, senza distinzione di etnia, genere o cultura, debba essere garantito un cibo di qualità.

Per capire meglio cosa intendiamo noi per Qualità, basta osservare la natura che ci circonda e i suoi cambiamenti, diventati negli ultimi tempi improvvisamente molto più veloci di quanto sia mai avvenuto. Se non ci fermiamo a uno sguardo superficiale, i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature ci dicono molto sullo stato di salute e sulla qualità della vita del nostro pianeta. Tutto ciò non fa altro che aggravare la già drammatica perdita di biodiversità, ovvero non solo la perdita di saperi e coltivazioni ma soprattutto la perdita di equilibri che la Terra si era costruita in miliardi di anni. È evidente che se le cose stanno così, ovvero se si riduce drasticamente la biodiversità, come sta accadendo attualmente, non è possibile immaginare di costruire sistemi alimentari “giusti”, in grado cioè di garantire l’accesso al cibo di qualità a tutti.

Dal 1900 a oggi, secondo la Fao, abbiamo perso circa il 75% della diversità genetica del nostro pianeta e il dato più allarmante è che il 90% del nostro cibo arriva da sole 15 specie vegetali e 8 specie animali. Questo sistema evidentemente non funziona, se ancora oggi ogni anno, da un lato, vi sono 800 milioni di persone che soffrono di fame e malnutrizione cronica e, nel contempo, la parte ricca del pianeta spreca 1,3 miliardi di tonnellate di cibo.

L’unico modo che abbiamo per cambiare questo sistema è rappresentato dalla possibilità di rendere capillare la produzione del cibo, attraverso un’agricoltura capace di far leva su cultivar locali e sulla territorialità, in armonia con le condizioni ambientali. L’unico modo che abbiamo per cambiare rotta è dunque puntare sulla biodiversità.

È chiaro che nessuno ammetterà mai pubblicamente che la biodiversità non è importante, neppure le multinazionali impegnate nella produzione e nello sviluppo di Ogm o le industrie che, in nome del mercato globale, inducono alla monocoltura e alla iperspecializzazione delle coltivazioni. Il vero problema, però, è che senza politiche alimentari coerenti e oculate diventa impossibile arginare l’erosione genetica in atto.

Per questo motivo, salvare la biodiversità è la missione che Slow Food porta avanti da sempre. Ecco, salvare la biodiversità non è uno degli obiettivi associativi ma la nostra missione verso la quale tendono tutti i nostri progetti e le nostre attività: l’Arca del Gusto, che nel suo viaggio raccoglie prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il mondo – la nostra rete perciò è impegnata come non mai per riuscire a far salire sull’Arca 10 000 prodotti e a renderli un po’ meno in pericolo; il progetto dei Presìdi, grazie al quale abbiamo salvato dalla perdita definitiva oltre 450 produzioni e che si sta affermando come riferimento (talvolta come approdo) per tanti piccoli produttori; gli Orti in Condotta, che sono il modo migliore per far comprendere in maniera pratica ai ragazzi, i cittadini di domani, che cosa vuol dire biodiversità; gli Orti in Africa, che hanno l’obiettivo di garantire alle comunità cibo fresco e sano ma anche legato alle loro radici, tradizioni, tecniche agricole; perfino i Master of Food e i Laboratori del Gusto, le nostre attività educative di base che mettono in relazione le produzioni buone pulite e giuste con l’analisi sensoriale e dunque con la scoperta della diversità della vita che si traduce anche in diversità del gusto.

Parlare di qualità e diversità alimentare vuol dire difendere gli equilibri naturali ma anche creare uno sviluppo concreto per le economie locali

Di tutto questo Slow Food si occupa con il fondamentale supporto della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, la quale ha un posto di rilievo nell’organizzazione non solo teorica ma anche operativa dei grandi eventi di Slow Food, a partire dal nuovo appuntamento che ci vedrà protagonisti a settembre: Terra Madre Salone del Gusto. Il tema scelto per l’occasione è significativo: voler bene alla Terra. Perché per noi “voler bene alla Terra” significa tutelare, valorizzare e raccontare la biodiversità affinché si arresti l’inesorabile perdita di cui fino a oggi siamo stati solo spettatori, spesso impotenti. Se dunque non sono le politiche comunitarie o nazionali a muoversi in tal senso, dobbiamo agire dal basso. E questo Slow Food continuerà a fare nei prossimi anni.

L’agricoltura che vogliamo, la produzione di cibo che vogliamo, deve essere in equilibrio con l’ambiente. Questa è il messaggio che lanceremo anche attraverso il prossimo Slow Food Day il 16 aprile, pronti ad avere al nostro fianco – o ad essere al fianco di – tutte le realtà che come noi hanno come obiettivi primari la sovranità alimentare e l’accesso per tutti a un cibo buono, pulito e giusto.

Parlare di qualità e diversità alimentare vuol dire di fatto difendere gli equilibri naturali e gli ecosistemi ma, nel contempo, valorizzare e creare un concreto sviluppo alle economie locali. Per questo motivo la visione di Slow Food è – e sarà sempre di più – una visione politica, economica, ambientale, sociale, culturale, agricola.

Tenere in salute il pianeta, lottare per avere sistemi alimentari più equi e garantire cibo buono a tutti gli abitanti della Terra ci sembrano buoni motivi per spendere le nostre migliori energie a tutela della biodiversità.